giovedì 20 settembre 2007

Piove, piccione infame

Tra tutti i post che avevo in animo di scrivere, mi tocca proprio questo, dettato dall’attualità e dall’esigenza di essere sulla notizia. Deformazione professionale. Preoccupante, certo, ma meno peggiore di tante altre. Oggi sono uscita per la pausa pranzo. Sole, mancanza di preparati e voglia di gelato mi hanno portato ad iniziare la familiarizzazione col quartiere Prati, luogo chic della Capitale dove piovono professionisti danarosi e non solo. Mica come me: col mio pantalone spigato grigio e la giacca col cappuccio della tuta avverto al passaggio la mia differenza e distanza da certi mondi vestiti tutti uguali. Eleganti ma tristi. Io, invece, volete mettere? Solo triste. Ciondolo fino a piazza Cola di Rienzo, dove prendo un fantastico gelato di due euro ai soliti gusti: cioccolato, nocciola e panna. Lo mangio in piedi ed al sole, di fronte a me un enorme palazzo arancione dalla facciata pulita e maestosa, un tipico palazzo di Prati che con le sue strade parallele e perpendicolari mi fa perdere e tornare sempre al punto di partenza. Sarà colpa solo di Prati? Chissà, e comunque sovrapporre il regolato dedalo urbanistico a quello regolare esistenziale potrebbe essere un ottimo sport. Dimmi in che quartiere ti perdi e ti dirò chi sei. Insomma, mangiavo questo gelato baciata dal sole di Roma e spiavo le abitazioni spalancate di fronte a me, con queste persiane verdi che mi ricordano quelle lasciate al Sud, terrorizzate dalla neve attraverso gli occhi di mia madre che iniziava a contare i danni sin dai primi fiocchi. Altro che sorbetto e pupazzi di neve, preventivo per il falegname! Cerco d’indovinare le vite lì dentro ed il mio futuro qui fuori. Tutto sommato, me la racconto tantissimo. Tutto sottratto, pure. Il gelato è ottimo, ovviamente mi macchio, ed altrettanto ovviamente c’è un nasone da cui scende acqua fresca alle mie spalle. Intingo e strofino a gelato finito, continuando a guardarmi intorno. Perché non dare un’occhiata ai negozi dato che la pausa pranzo dura un’ora ed ho ancora tempo a disposizione? E così faccio, avvicinandomi alle vetrine per guardare meglio i prezzi. Penso al matto shopping dell’anno scorso coi proventi delle copie stampate a mie spese del libro, anticipati, riscossi e mai più ridepositati per far sì, ora lo realizzo, che sembrassero un guadagno e non semplicemente un investimento da far rientrare. Sorrido, lo rifarei. Come tutto, credo. Dall’abbigliamento passo ai fiorai, ai negozi di oggettistica e di calzature. Mi fermo e spio tutto quello che c’è sulle vie del ritorno. Quasi mi rilasso, facendo precedere a questo stato d’animo il pensiero dello stesso. E proprio in quel momento, mentre contemplo un’enorme bilancia rosa di Hello Kitty di fronte a me e penso ad una sua fan in particolare ed a sfide sui chili in generale, sento una cosa liquida che mi sfiora la testa, la sollevo e m’imbatto in un cornicione di questi caratteristici palazzi di Prati sormontati da altrettanti caratteristici piccioni dalle schifose e caratteristiche abitudini. Il bastardo era posizionato su di me e mi guardava, infame di un infame che al confronto Mirko, il piccione addomesticato dalla mia coamica in lunghi dialoghi rigorosamente separati da una finestra, è un animale domestico. “Tu e tutta la razza tua!”, penso imbufalita mentre lo guardo e dopo, in una corsa pazza verso il bagno della redazione, per fortuna a due passi. Lavo tutta la parte in questione con abbondante acqua, anche dopo aver appurato l’impatto veramente minimo di uno scivolìo provvidenziale. Vado a casa per shampoo totale. Piove di tutto, quando ci si rilassa, e dall’alto arriva la punizione e la sveglia a cambiar rotta.
I buoni cattolici lo ricordano sempre. Per oggi anch’io.

5 commenti:

rodianella ha detto...

W Kitty!!

Anonimo ha detto...

uhauhuhauuahuuhaua!!!!!!

prima o poi a Roma capita a tutti...se lavori a Prati, capita prima!

Federica Meta e Francesca Pucci ha detto...

succede anche se aspetti il trenino a tor bella monaca...in questo i piccioni sono "trans-classisti"!

epifanomai ha detto...

Te lo meritavi..pecchè sì na donna 'e mmerda!!!Ahahhahaa,chissà quanto avrei riso..E chissà quanto hai riso, Amaresca. O ti sei imbufalita perchè non potevi incenerire il reo volatile con la tua santabarbara di frasi dinamitarde???Ce risaaaaaaa, uagno!!!

Amaresca ha detto...

Scrivo di questi post per alleggerire le preoccupazioni degli amici con episodi divertenti. Così i vostri momenti da neri diventano pieni di risa, ma soprattutto marroni. Un colore così, a caso ;-).