martedì 9 giugno 2009

Abat-jour a quattro zampe

"Aaaaabat-jouuuur/ che diffondi/la luce bluuuu..."; ve la ricordate questa canzone? Fa da sottofondo al famoso streaptease di Sofia Loren davanti ad un 'allupato' Marcello Mastroianni nel film 'Ieri, oggi, domani'. Bene, prendete l'immaginario erotico eventualmente nato da questo riferimento e mettetelo da parte, perché ciò di cui sto per parlarvi è invece un po' triste. Sempre con il sesso ha a che fare, ma in negativo. Senza tanti preamboli, il gatto (X Gattor, il Felìde, Achilluzzo, insomma, lui), è stato castrato. Il processo di crescita e le inesorabili leggi di natura e dell'egoismo hanno voluto così. Per potercelo tenere a casa, ZAC! Oddio, più che ZAC, un rumore che non so e non mi voglio provare a riprodurre, dato che ormai determinati processi avvengono per svuotamento, non più per incisione. Fatto sta che, un bel mattino, il coamico lo mette nella gabbietta e via, verso un momento irreversibile della vita. My God. Quando mi sveglio, non lo vedo e realizzo che è arrivato anche questo giorno, me ne voglio andare dritta dritta al Verano (per i non romani, dove sta il cimitero). Al lavoro, tra una telefonata e l'altra, una mail e l'altra, una pagina di Facebook e l'altra, questo ZAC nella testa, nonostante mi ripetessi che non era il suono giusto. ZAC, ZAC, ZAc ad oltranza, perché tanto l'effetto quello era. Fine. Punto. Telefono al coamico che mi dice esattamente quanto mi aspettavo e già sapevo, cioè che l'aveva portato dal veterinario e sarebbe andato a prenderlo di sera. Io immaginavo la sua faccia: ZAC, ZAC, ZAC, e questo per colpa nostra, perché poteva vivere bello e libero fuori. Mi consolavo dicendo che all'esterno non ha tutte le comodità che gli vengono offerte a casa, ma poi mi dicevo in maniera un po' cruda: "Sì, va bene, ma un uomo cosa sceglierebbe, la sicurezza o le palle?". ZAC, ZAC, roba da impazzire, entrava pure negli auricolari dell'iPod, si sovrapponeva alle canzoni ascoltate. E poi vedevo le forbici, trascuravo l'anestesia, immaginavo i baffi che si facevano elettrici, gli occhi spalancati per il dolore ed un 'miaoooooo' alto nel cielo. Achilluzzo desto sul tavolo d'acciaio ed il veterinario sadico che gli faceva ZAC ZAC. In qualche modo riesco a sconfiggere questo suono, che mi riassale solo in serata, quando al ritorno da una conferenza stampa metto la chiave nella toppa. Apro la porta in un terrore preoccupato quando non vedo il noto quadrupede venirmi incontro e lo chiamo per tutta la casa, fino a quando non mi imbatto in una sorta di cono bianco rovesciato messogli in testa. Ci guardiamo e vedo che piange. "Non è possibile", dice il coamico sopraggiunto tre ore dopo a casa, "i gatti non piangono". Eppure, vi assicuro che aveva gli occhi lucidi! Si muoveva molto lentamente, effetto moviola dell'anestesia, ed appena gli ho messo una mano sulla schiena ha cominciato a fare le fusa. Dopo questo momento, poiché sollevava la testolina ficcata in quel cono, ho avuto anche il coraggio di infilare le dita sotto al mento per i grattini che gli piacciono di più. Allora si è sdraiato a pancia in giù, mi sono seduta e siamo rimasti così non so per quanto. "Achilluzzo, perdonaci! Amoruzzo, cosa ti abbiamo fatto! Povero miciuscolo!". Voglio sottolineare che in tutto questo tempo il gatto continuava a piangere, o almeno così l'ho visto io. Era incredibile quella testa conficcata in questo cono bianco. "Sembra un abat-jour a quattro zampe", ho detto al coamico. Il giorno dopo, finito il pianto (sempre del gatto, ovvio), ero già a scorgere le possibili similitudini. Immaginavo Achilluzzo seduto su una sedia antica in velluto rosso e braccioli dorati con la sua imbracatura tanto elisabettiana. X Gattor a cavallo tra XVI e XVII secolo. In serata, senza che ci fossimo sentiti, il coamico fa la stessa osservazione. "Che gatto aristocratico! Un gatto elisabettiano, shakespiriano! Te dovevo chiamà Amleto, no Achille". Anche lui ormai se la rideva un po'. Imparava pian piano a portare con una certa eleganza questo cono, anche se era penoso osservarlo impacciato in molti suoi movimenti. Un ostacolo, questo collare alto, per mangiare, per il bidet e pure per i bisogni, tanto che abbiamo dovuto togliere la copertura alla toilette in cui non entrava più. Il terzo giorno era già manifesta presa in giro. Lo vedevo la mattina e gli chiedevo se fosse spento o acceso, e lui elegantemente, da vero lord cat, non rispondeva e procedeva con la sua coda alta e piegata ad uncino in punta. "A Farinelli!", gli urlavo allora, ma lui, mai suscettibile, si buttava a terra in chiara richiesta di coccole. Non poteva fare le capriole, povero, arte in cui eccelle. Si mette al muro e punta la testa a terra, poi aspetta a zampette aperte l'apprezzamento per la sua acrobazia. L'altro giorno si è sporto dalla finestra per guardare fuori: sembrava un'antenna. "Vediamo un po', se ti attacco la coda alla presa che canali mi prendi?" "Miao". Vai a capì...Dopo una settimana, finalmente, il collare non c'è più. Ora è l'Achilluzzo di sempre, agile e scattante. La prima sera è stato particolarmente indiavolato. Gli erano evidentemente mancati determinati movimenti. E' tornato pienamente alla sua vitalità più densa e gli occhi verdi gli brillano, come accade alle persone innamorate, con la differenza che queste spariscono per fare quello che a lui non so se andrà di far più. Per ora se la ronfa sul letto mentre scrivo, poi si vedrà. Fino a quando non si mette a piangere di nuovo, vorrà dire che se la passa abbastanza bene.

mercoledì 3 giugno 2009

Protesta a Palazzo Chigi

E fu così che il 3 giugno 2009 d.c. (la Balena Bianca c’entra sempre) mi scoprii contestatrice, oppositrice, fiera vendicatrice. Motivo scatenante, una telefonata delle 11.00 con la quale il mio interlocutore mi comunicava una nuova tassa che avrebbe reso noi poveri ancora più poveri. A breve distanza, una conferenza stampa nientemeno che con Berlusconi, il più ricco dei ricchi, che doveva presentare con la Brambilla e le principali banche la stipula di un accordo per l’accesso al credito alle piccole e medie imprese del turismo. “Bene, ora mi sente, il presidente dello Sconsiglio!”, vibravo al telefono mentre dall’altra parte, chissà perché, ci si sganasciava. Ed invece non c’era nulla da ridere, vi assicuro. “Ora te la faccio vedere io!”, sibilavo a pugni chiusi aspettando la metropolitana ed avviandomi verso tutto quel lusso e quello spreco racchiuso in qualsiasi palazzo del potere. “Noi poveri sempre più poveri! Accesso al credito alle imprese, eh? E l’accesso al credito per i singoli dove sta? Specie quando ti capitano disgrazie simili, lo Stato dov’è?”. Entro prima in sala stampa simulando cortesia e bonarietà e mi avvio nella sala dei Gonfaloni, dove c’era la conferenza stampa in oggetto. “Non saranno quelli con i turbanti a farsi esplodere, ma coloro che indossano giacca e cravatta”, ci dicevano in toni biblici quando non si parlava d’altro che di attentati per opera di fanatici dell’Islam. Bene, avevo una giacca ed ero tutta sorrisi, come ciascun presente. Il profumo stordente e l’abbronzatura di matrice evidente di alcuni si sovrapponevano ad espressioni in romanesco. “Uh, ‘a signora”, diceva dietro di me al cellulare una tutta piena di gioielli e truccatissima, “allora se deve mette l’orecchini grandi, come quelli della Carfagna”. Un giornalista, sempre dietro di me ma dall’altra parte, cantava, con evidente riferimento all’attualità ed alla stessa i cui orecchini facevano scuola via telefono, una cover di Arisa che mi si è stampata in fronte: “Sinceritù/io stavo a pettinà le bambole/ora mi chiamano onorevole/lavoro per la Libertà/Sinceritù/restavo lì a Buona Domenica/esempio di omissione tragica/di pari opportunità”. E poi il prosieguo. Vi invito a cercare su Youtube questa perla di Francesco De Carlo digitando ‘Sinceritu – Berlusconi e le Veline – Sincerità’. Insomma, grande stima, immenso rispetto. E pensare che nella retorica dell’ingenuità si collegano sempre queste aule a gente degnissima, coltissima, rispettabilissima. E invece, chi mastica una gomma a bocca aperta, e chi la usa, la bocca dico, per giurare il falso o fare carriera. La rabbia cede il posto alla tristezza. E’ vero che quando si è piccoli si idealizza un po’ troppo, ma il contrasto con il reale deprime parecchio. Oggi avrei svuotato quella sala e ci avrei messo tanti ricercatori con le stesse risorse date a tutti questi uomini e donne che bazzicavano lì, e si vedeva mille miglia che non avevano un ruolo preciso e chissà quanto si cuccano a fine mese. Capiamoci, avrei fatto sgombrare la sala anche da noi giornalisti, megafoni di queste vergogne. Tutti al parco a cantare 'Sinceritù' con un panino alla mortazza. Tanto, in toni diversi, sui giornali non si fa altro. La crisi che morde il freno, le persone che perdono il posto o crepano sul lavoro per portare a casa poche centinaia di euro e noi tutti coglioni, per usare una citazione del premier (ma io sono più ecumenica, intendo sia chi lo ha votato che chi no) a parlare di Noemi. Il Noemigate. Roba di chi non ha fame, proprio. E gli operai morti in Sardegna? E la schiavitù della precarietà che condanna le giovani generazioni a non avere un futuro? E la meritocrazia, quella vera, da sbandierare coi fatti e non a parole, mettendo al posto giusto le persone giuste? Non se ne parla che per breve tempo, quando accade il fatto, per le morti degli operai, e quando si è in campagna elettorale per abbindolare nuove e vecchie generazioni. Ed ora questa nuova, ingiusta tassa…Stringo di nuovo i pugni, entra il premier dopo che mi si sono parati innanzi cinque-sei individui dalle connotazioni somatiche tutte da studiare. “Li vedi questi qui?”, mi fa il mio vicino e collega indicandomi presidenti ed amministratori delegati dei principali istituti di credito italiani. “Ognuno di loro guadagna dai 6 agli 8 milioni di euro l’anno. Una scrittrice forse ci dovrebbe fare un pensierino”. “In che senso?”, rispondo io. “Beh, piccolo sacrificio, ma poi…”. “Mi accontento di cifre più basse ma con chi mi piace davvero”. “Quanto basse?” “Oh, molto più basse, sia al lordo che al netto. Già trovare chi mi piace veramente non ha prezzo”. Il collega ridacchia ed arriva Lui. Realizzo allora che sono seduta in prima fila, posizione centrale, proprio di fronte a Sinceritù. Bene, la mia protesta avrebbe avuto anche una sua perfetta collocazione scenica. Parla di ottimismo, dice che la crisi per i collaboratori dello Stato è un fatto psicologico perché, pur avendo un posto sicuro ed un maggiore potere d’acquisto grazie agli aumenti ricevuti ed al calo della benzina, per esempio, essi non intendono cambiare l’automobile. E perché? Non perché siano più poveri, ma perché sono condizionati psicologicamente in negativo. Borbottii dietro di me, ma non mi riguardava, la mia era una richiesta diversa, non essendo collaboratrice dello Stato. Anzi, era lo Stato che doveva collaborare. Ed il premier mi doveva stare a sentire, una volta tanto. Va bene l’accesso al credito alle imprese, ma i singoli e per di più del Sud…era una questione d’emergenza. Così, al momento delle domande, prendo il microfono e chiedo a gran voce un decreto legge che sancisca l’abbassamento delle quote e delle aliquote per le zone obiettivo 1 ed ex obiettivo 1, in pratica per tutto il Sud, in relazione ai contributi personali da versare in occasione di matrimoni di parenti e/o amici. “So che lei in questo momento ha a che fare con un divorzio e con relazioni extraconiugali, quindi il sacramento del matrimonio non la compete più di tanto, pur avendolo bissato, ed in questo è in ottima compagnia nella sua compagine – sono state le mie parole – ma mettiamola così, la stampa finirebbe di denunciare il fatto che ogni suo provvedimento sia ad personam. In questo modo, infatti, lei sarebbe il presidente di tutti coloro che sono coinvolti in questo vero e proprio salasso che impoverisce pensionati e giovani lavoratori, costretti a versare parti importanti delle proprie entrate mensili per non incorrere in una sanzione molto più temibile di quella penale, ché della fedina pulita, come lei ben sa, non gliene importa più niente a nessuno. Parlo della sanzione sociale, quella per cui c’è un gioco al rialzo nel donare i soldi, sempre più richiesti, perché sennò gli altri che devono dire? Che siamo poveri? E che figura ci facciamo? Quella dei poveri. Sì, presidente, lo so che è una percezione psicologica, ma la psicologia a volta va aiutata concretamente. Per questo le chiedo un impegno immediato e mi appello alla sua sensibilità. Al Sud le dinamiche sono queste, mi creda. E stamattina – proseguo con pathos creando attesa nel mio uditorio – ho saputo che ho il quinto matrimonio in quattro mesi!”. Un boato si leva nella sala, qualcuno si alza e mi dà una pacca sulla spalla. “Povera!” “Eh, povera, povera!”, rispondo io tra quanti comprendono. Si sente un brusio in aula, il premier mi pare commosso e sta prendendo il microfono per rispondere, quando si alza una signora in fondo all’aula: “Io - dice - ho tre figli a carico e sei matrimoni solo quest’anno! E siciliana sono!”. Raffiche di abbracci alla signora, un uomo inizia a singhiozzare ed interviene: “Pecché, le cresime e le comunioni? Io ne ho otto tra figli e nipoti e song’ e' Napule!”. Guardo i compagni di sventura ed il premier: “Vede, Presidente, è un’esigenza diffusa, può fare anche un disegno di legge e ci mette la fiducia, ché noi qui ci fidiamo, sappiamo che se vuole fare una legge la fa, con la maggioranza che ha. Sarebbe davvero un atto da Presidente di tutti. Mi raccomando all’emendamento sulla sanzione sociale, è fondamentale, come pure all’estensione di questo provvedimento ai vari sacramenti, se mi consente”. “O’ vero!”, esclama il napoletano contornato da altri in lacrime, fatto che mi dimostra quanti terroni ci siano a Roma e quanto sia assurdo dire che si è scappati dal Sud quando poi le sue dinamiche ti perseguitano ovunque. A questo punto vedo che Berlusconi sussurra qualcosa ai signori al suo fianco e tutti insieme prendono il portafogli. Bisogna aiutare, specie in campagna elettorale. Sorrido machiavellica, è quello che volevo. Mi metto in fila con gli altri a raccogliere il contributo. Si alzano anche i romani che non hanno questi gravami, “che tanto mica vanno a controllà, oggi è giornata bbona e li sordi servono sempre”. Vaglielo a spiegare che è un condizionamento psicologico! Eppure sono tutti ministeriali, caspita! E mentre m’immagino tale questua, il premier incita a riprendere la posizione di leadership persa nel turismo. Solo in questo? L’avrei fatta, almeno questa richiesta, ve lo giuro, ma non c’è stato spazio per le domande. Solo per le battute ed il sorriso di un premier allegro in un Paese che almeno io vedo sempre più triste, anche quando si rallegra in modo posticcio per non pensare a quello che era ed a ciò che è diventato. E se non bastano i giornali, accendete la televisione, tanto se la spegnete la trovate nei palazzi che contano. E non sono catastrofista, ma non riesco a trovare degli appigli per una risata che non sia amara come quella ispiratami dal pezzo 'Sinceritù'. A causa di questo mio atteggiamento, forse troppo rigido per l'Italia qual è diventata, non vi sembri strano se pur avendo avuto Berlusconi di fronte la mia vita non sia cambiata.