A cosa riportano i segnali di fumo? Ad una forma di comunicazione vecchia come il cucco che stabiliva un ponte tra chi emetteva quelle spire e chi le avvistava. Ed oggi, per me, dopo questo titolo, in questo post di codesto blog?
Contestualizziamo: viviamo nell'era in cui è condiviso che fumare fa male, bisogna smettere di fumare, è stupido avvelenarsi, da immaturi credersi adulti grazie ad una sigaretta, folle pensare ad un valore aggiunto di fascino apportato dal fumo. Vi immaginate Bogart col succo di frutta in 'Casablanca'? Eppure tutta vitamina. Bah. Lungi da me sostenere il contrario di un'opinione condivisa come quella ostile al fumo; stavo per perdere mio padre a causa delle sigarette, ci mancherebbe altro. Però ci sono dei momenti, liberatori e non schiavizzanti se rimangono tali, in cui aspirare puro veleno si trasforma in una pratica dolce e salvifica, quando ci si deve assolvere dall'accusa di esistere e si accusa il peso di vivere. Allora il fumo riempie i vuoti degli spazi e dell'anima, che vi trova quasi un suo corrispettivo impalpabile quando è avvelenata. Il mio fumo, però, non è espulsione di veleno, che deposito sulla lingua per incanalarlo nelle frecciatine sarcastiche quotidiane. E' fumo che strugge e mi distrugge, genera e mi rigenera. L'aspirazione accende pensieri sopiti che seguono le volute di nicotina, perse nell'aria notturna su un balcone che sa di sfratto e di cambiamento. Gli anni passati, ma soprattutto quelli futuri. Le aspirazioni mentre aspiro, le delusioni da espirare, il veleno da respirare per l'unica espiazione possibile: esserci senza reticenze nè accidia, mio difetto più grande. Tutto questo in una sigaretta? Ma è una sigaretta alla moviola, cari lettori: la sua accensione significa digressioni, flashback, proiezioni. L'accendino dà fuoco alle polveri, all'immaginazione ed alla cronaca, sempre frammiste in queste notti autunnali, ricordo di serate mai esistite. Rimiro la via che mi ha accolto a Roma piena di belle speranze, la tenda sul balcone come un sipario che non riesce a trattenere il fumo ed il calore di pareti da trasformare in estranee nel più breve tempo possibile. La mente vola e s'invola, cerca dimora, trova solo scatoloni da riempire e mozziconi da buttare, di vita e di paura, di speranze e di ossessioni.
E finita l'eterna quanto solitaria e rara sigaretta? Mi allontano dalla balaustra, a passo di gambero torno allo stipite della finestra testimone dell'accensione e per un infinito secondo, a braccia conserte, contemplo lo spettacolo dei panni eternamente stesi del coamico che riportano ad improvvisate sistemazioni serali estive con tanto di tappeto e televisore, a frise consumate spiando il vicinato, a discorsi, confessioni ed a un semi-addio prima della scorsa stagione estiva, quando partii con la quasi certezza che fosse finita la condivisione di spazi e vissuti con la coamica in procinto di tornarsene nel suo altro luogo di elezione. Poi ha vinto Roma, e non solo. Il balcone sa anche degli odori di spray un po' tossico spruzzato dal coamico precedente, il disco grafico, con il suo amico 'a delinquere'. Il gatto e la volpe, uniti per imprese tutte da ridere. Appigli alla malinconia col sorriso dopo pensieri affumicati, da ridere e deridere per temperamenti lontani dal mio, fumante credibili deliri.
Ma non vi preoccupate: nessun vizio, se non quello di forma(zione).
1 commento:
Ora come faccio a non ricominciare a fumare??MALEDETTA CHI'!!!!!
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