mercoledì 16 luglio 2008

Pasticciaccio a Piazza Vittorio

“Sì, mi si è rotto il bus, no, non la metro, la sparerei troppo grossa, e poi se si rompe una metropolitana fa notizia, un bus no”. Così argomentavo stamattina mentre aspettavo il bus, uscita da casa in ritardo in quanto consapevole del mancato vantaggio che sarebbe derivato dalla mia puntualità, indifferente alle scarse attività della giornata. Allora perché stavo già pensando ad una scusa? Per difendermi da accuse eventuali quanto probabili, dato il clima. E me la sono tirata, perché la metro si ferma veramente, confondendo il mio ritardo in quel tempo inquantificabile che può seguire al blocco di una metropolitana in entrambe le direzioni a Roma. Essendo la linea quella del centro storico, rigurgitati sulla piazza assolata della stazione Termini eravamo lavoratori e turisti. Tutti ignoravamo la direzione delle navette che ci erano state messe a disposizione in numero di due unità, tanto che i più pratici come me hanno lasciato gli amletici dubbi ai vacanzieri optando per altri bus che ci avrebbero portato dopo molto più tempo alla stessa destinazione. E proprio nel bus ho maggiori lumi sull’incidente di piazza Vittorio, come avevano denominato underground la causa del blocco. “Un uomo si è buttato sui binari”, ho sentito da uno. “No, è un incidente”, ha risposto una signora. “Appunto, l’hanno spinto”, ha corretto il tiro un altro. Mi chiedevo da dove venissero tutte queste informazioni, fino a quando un ragazzo ha detto: “No, è una donna, si è buttata sotto. Ma ‘na pistolettata in testa no, eh? Che doveva rompe a tutta una città pure da morta”. Qualche risolino, io ammetto immediatamente di aver pensato la stessa cosa, anche se quella voce ha risvegliato una considerazione subito ricacciata al di sotto della coscienza. “Poraccia, chissà come s’è sentita”, ha bisbigliato una signora vicino a me. “Ora non sente più niente”, afferma qualche parte dentro di me. Roma non è proprio nota al mondo per il suo traffico scorrevole. Immaginate in cosa si sono trasformati le strade e soprattutto l’interno dei bus, il mio per primo, presi d’assalto da tutto il popolo underground. Più di una volta ho pensato che fosse finita, sarei morta lì, sul lager del 70 direzione Clodio, schiacciata da tutti, impossibilitata a muovermi, a scendere. “Alla prossima devo scendere”, ha detto una signora con un filo di voce così tenera da rompere il mormorio di lamentele di sottofondo. Allora c’è stata una risata solidale e partecipe, perché tutti avremmo avuto la stessa richiesta, prima o poi. Il bus ferma davanti a Palazzo Grazioli, residenza del premier. Le mie previsioni si avverano, viene citato. “A quello che gliene frega, ce sta seduto sui soldi, maledetto Berlusconi!”, urla uno da dietro. La signora vicino a me commenta: “E te pareva che non lo dovevano chiamà in causa”. Io sorrido: la mia Italietta, sempre uguale a se stessa, eppure un tempo è stata veramente grande. Il Rinascimento ha segnato un mondo. E questa bistrattata città? Ha avuto uno dei più grandi imperi che la storia ricordi. E chi ti vedo allora alla fermata del bus? Un centurione con la busta della spesa che voleva salire. La signora accanto a me ride: “Guardi, la divisa de dumila anni fa, c’ha pure il pennacchio, e poi la plastica del 2008!”. Sudato e bardato della sua armatura, il centurione prova a rompere le fila dello schieramento sul bus per inserirsi, ma il fronte non cede, non avrebbe ceduto nemmeno davanti alla falange macedone. “Nun ce sta posto. Vatte a pijià er cavallo, no?”, fa lo spiritoso un signore tra le risate generali, aggiungendo, mentre si chiudono le porte ed il centurione rimane sul marciapiede, “de sicuro fai prima de noi”. Mentre scrivo apprendo che la donna, in realtà ragazza, è salva, si è gettata incastrandosi tra i vagoni della metropolitana ma senza riportare amputazioni in quanto è caduta al centro dei binari. Secondo i medici dovrebbe salvarsi, secondo me pure. Sapere che è una scampata tragedia ad aver provocato dei disagi è la consolazione che mi riscatterebbe da una mattinata del genere.

1 commento:

Anonimo ha detto...

certo che 3 storie fantastiche in una mattinata, solo a te, e solo a roma (nell'"auto"), potevano capitare! Io condivido solo un'osservazione di una collega che, davanti alla vetrina di un barbiere, legge ad alta voce: "chiuso per lutto" e commenta "ma scrivetece chiuso per sempre visto che è morto il barbiere!" Non era una battuta, era una considerazione..ma la risatina ci è scappata comunque.