martedì 1 luglio 2008

Pancioni come funghi

Un giorno ti svegli e sono tutte in attesa. Non di una vita migliore come la sottoscritta, ma proprio di una vita altra e contemporaneamente propria. A livello affettivo, la più propria in assoluto. Tutte future mamme, che si aggirano coi loro pancioni per le strade e sulle spiagge. La novità è che le conosci e sono pure tue amiche, queste eroine del ventunesimo secolo che in condizioni economiche precarie o indefinite scommettono sul futuro, popolandolo di nuovi soggetti. Camminano affascinanti pur se impacciate da tanto peso, e con l’espressione radiosa ti comunicano quanto hanno vomitato e patito i primi mesi. La nascita si avvicina, tu fai i conti delle culle che si riempiranno e le guardi felici, chiedendoti come fanno. Il giusto compagno al fianco? La consapevolezza di fare la cosa giusta? L’orologio biologico che segna le sue ore inesorabile e dunque da rispettare? Non riesci a capire, non ti ci raccapezzi. Continuano a fare le cose di sempre: teatro, lavoro, vita sociale. E ridono. Sudano, si affaticano il doppio con questo caldo, si fanno mettere le mani sulla pancia da tutti quei simpaticoni che vogliono ‘sentire’ il bambino, rispondono innumerevoli volte alle stesse domande. Sempre sorridenti dagli occhi, le future mamme; una luce le avvolge, risultano leggere anche se appesantite dalla creatura che scalcia, posizionandosi ora verso il fegato, ora verso i polmoni con conseguenti problemi che ti fanno mozzare il fiato quando vedi le loro espressioni di dolore ai movimenti interni. Allora ti impressioni e ti metti la mano sulla pancia, solidale, anche se non riesci proprio bene a capire. Ne parli con le altre non incinta e te le immagini in attesa, inizi a vedere pancioni dappertutto, come funghi nel bosco fitto dell’età adulta che intravedi facendoti strada tra ramaglie e sterpi. Senza fretta, tanto ci arrivi, lo sai. Il come ti preoccupa un po’, ma con una birra passa. Anche il con chi ti desta qualche pensiero, ma basta raddoppiare la dose di luppolo e la tranquillità sorniona è assicurata. Intanto i pancioni crescono, si moltiplicano, ridono. Te li immagini con occhi, naso e bocca, poi pensi alle manine che stringono dita adulte, quelle dita che appartengono alle tue amiche e coetanee. E allora inizi a cambiare l’approccio della tua incredulità, che deriva dalla ragione quando la ragione qui non c’entra nulla. I figli sono del cuore, non della mente. Chiaro che possono essere un atto d’incoscienza, ma nei casi delle mie amiche di atti di cuore si tratta. E gli atti di cuore vanno rispettati ed ammirati, più che capiti. Non c’è niente da comprendere dinnanzi ad una nuova vita, che al massimo ti fa riflettere su quanto ci siamo allontanati dalla vita stessa e dalla sua natura, se hai bisogno di un ragionamento per arrivare alla constatazione che non c’è azione più naturale del fare figli. Purtroppo, mi dico spesso guardando i potenziali genitori e rabbrividendo per chi genereranno. Per fortuna, sospiro al cospetto delle amiche che non sono né coraggiose, né temerarie, né incoscienti, né sprovvedute. Si sono semplicemente messe sulla stessa lunghezza d’onda della propria natura che le ha chiamate a procreare. E ad assecondare la natura in generale e la propria in particolare raramente si sbaglia.

1 commento:

rodianella ha detto...

oddio mi sono persa qualche altra gravida???