mercoledì 2 luglio 2008

Professionalità nel WC

Spesso si parla di professionalità sottopagate, sfruttate, umiliate. La mia qualche giorno fa ha avuto un’altra sorte. Se n’è andata dritta dritta nel WC. So che un tesserino non fa la professionalità, tra i miei colleghi c’è più di qualche zappa che lo detiene ignorando il corretto uso di virgole, quando va bene. E tuttavia un tesserino, anche se in questo forse sono un po’ antica, dovrebbe dimostrare una certa applicazione per il perseguimento di un obiettivo, quale appunto, nel mio caso, quello di non farsi considerare una che scrive così, estemporaneamente, ma che ne fa una professione. Dai tempi della fine degli studi i miei riconoscimenti vengono socialmente accostati al bagno. Se con la laurea, come tutti mi dicevano, ti ci pulisci il deretano, dato che ha il valore della carta igienica, è normale che poi il tesserino conquistato scrivendo a (troppo) poco lo lasci direttamente nel WC. D’altronde non c’è da meravigliarsene se da qualche giorno, e non sai perché o forse sempre per lo stesso motivo dello scarso valore attribuito alle cose che fai, lo metti nella tasca posteriore dei tuoi pantaloni pinocchietto, a contatto con quel deretano pulito con la carta igienica della laurea. È così che, in un improvviso quanto raro moto di pipì pomeridiana, scopri il tuo didietro e lo poggi sul WC, accorgendoti solo prima di scaricare che il tesserino è lì dentro, nel liquido giallo. Ti dici “che schifo”, poi ridi, e neanche poco, perché alla fine si parla pur sempre di te, e sai di essere autoironica e desiderosa di sempre maggiori spunti per il tuo blog. Infine pensi che è tutto molto metaforico, ma che lo sarebbe stato di più se al posto della pipì ci fosse stato qualcosa di solido. La professionalità nella cacca, sicuramente un’immagine forte ed attuale, quasi da foto per una mostra sulla condizione lavorativa contemporanea. Penso a tutto questo indugiando sull’operazione di salvataggio, ma il tesserino nella fogna sarebbe stato veramente troppo a livello simbolico, oltre a mettere in serio pericolo il già delicato scarico lavorativo che si ottura frequentemente. Così lo prendo (in fondo la pipì era la mia, tutto questo fare la schifiltosa aveva del ridicolo) e col mio senso pratico che ormai fa scuola lo lavo sotto l’acqua corrente, stringendolo in un involucro di carta per asciugare le mani. Perfetto, operazione compiuta, brava Valentina che ridi, sorridi e non perdi (quasi) mai la calma. Ripongo l’involucro nella borsa da lavoro, ovviamente cancellando l’accaduto per ricordarlo alle Poste dopo, quando provo a pagare la bolletta della luce col Postamat e mi chiedono un documento d’identità. “Non c’è problema, ho il tesserino, l’ho usato anche per votare”, e lo consegno. Non puzzava, per fortuna, e l’impiegato mi dice di aspettare che lo fa vedere al direttore, tornando subito dopo. “La prima pagina è attaccata alla foto, risulta un tutt’uno”. Mio Dio, la mia foto abbronzantissima da giornalista ventisettenne pugliese rovinata per sempre! Facciamo per staccare la pagina ed alla fine ci riusciamo. Mi rimane solo un occhio, il resto è distrutto. Mi sento triste ed un po’ Polifemo. Dovevo pensarci che tutta quella pressione avrebbe appiccicato le pagine, ma d’altronde, non si stava forse parlando di me? Non bisogna forse accettare la propria inettitudine in determinati ambiti, per vivere meglio? “Per noi va bene, ma lo deve rifare, non può girare così. Con questo lei ci lavora”. “Certo. È che mi è caduto nell’acqua proprio oggi. Sa, può succedere”, dico sorridendo dopo aver pensato per una scheggia di secondo a confessare la verità, specie vedendo le mani dell’impiegato che maneggiavano il tesserino tranquillamente. Sarebbe stato bello vederne la reazione: “Se sapesse dove mi è caduto, nel Wc, dopo la pipì”. Ma chi avevo di fronte era troppo gentile e non ho voluto aumentare il suo grado di mortificazione per la necessità di un duplicato. La stagione è giusta, posso di nuovo abbronzarmi e fare un’altra foto priva del mio pallore invernale. Professionalità asciutta ed abbronzata. Sempre meglio che nel WC.

1 commento:

Unknown ha detto...

Ma sei veramente, sei veramente....non lo so. Non ti si puó definire Mare. Certo é che col WC hai un legame strettissimo. Ricordo ancora quando stavi per lasciarci le penne sulla tazza del water!!!!