giovedì 17 luglio 2008

Il basilico ed il cactus

Nottata senza e zeppa di sogni, e soprattutto nottata. L’oggi mi vede stirarmi spesso le braccia verso l’alto, sbadigliando e girando gli occhi intorno. Pensa che ti ripensa, quasi quasi scrivo un post, mi dico. L’argomento è difficile da trovare, non va di lambiccarsi in estate e con l’ozio redazionale che incombe, quando i giochi nel turismo sono ormai fatti e non resta che aspettare l’autunno per tirare le fila di incrementi, più probabili cali, di arrivi e presenze. Ad un certo punto l’illuminazione, come avviene per l’amore quando si vede finalmente una persona con altri occhi. Lo sguardo si posa sulla finestra di fronte, la solita, e nota che oggi compare sul davanzale una piantina di basilico. Immediatamente la mente crea un’ideale traiettoria verso il cactus che è in ogni stanza dell’ufficio e da me utilizzato in modo da non far sbattere la finestra, aperta perché ho il condizionatore alle spalle in una stanza 3x3 e non lo attivo mai per un normale istinto di autoconservazione. Ebbene, il cactus è di fronte al basilico, o meglio, il basilico è stato messo esattamente di fronte al cactus. E si guardano, ed anch’io li guardo da un po’, mi giro a scatti per sorprenderli in qualche azione che da bravi vegetali mi stanno nascondendo, cerco di indovinare i messaggi nell’aria tra due entità così diverse pur se appartenenti allo stesso mondo. Come le persone. Il basilico è giovane e rigoglioso, una pianticella presa oggi, si vede. Nemmeno una foglia appassita o lievemente incolore, nel suo cascame fogliante quasi una presenza tropicale. Il mio cactus, inutile dirlo, è un po’ spugnoso al suo vertice, ha le spine annerite all’attaccatura in quanto mai annaffiato, pianta grassa va bene, ma qui si esagera, ed io più che il pollice verde ho il pollice verso per una marea di fatti che vedete un po’ voi se devo pure pensare al cactus. Mi ha fatto tenerezza e simpatia, per la prima volta, specie se raffrontato al basilico lussureggiante. Così tozzo ed affossato nella sua terra, zucca calva con un po’ di peluria e piena di antenne, extraterrestre tra le piante. In lui c’è deserto, solitudine ed un po’ di incuria, ma non cattiveria. È così umano, il mio cactus, nella sua ammaccata caducità, quanto innaturale il basilico nel suo look di plastica. Come vedere un uomo davanti ad un tronista, e se non sapete cosa sia quest’ultima figura che offusca ulteriormente la dignità umana, beati voi. Osservo il mio cactus nel vasetto giallo davanti alla finestra, ho un reticolato di significati al mio fianco e non me ne sono mai resa conto. Cosa starà comunicando al basilico? L’interrelazione tra i due mi intriga. Si piacciono? Sono due mondi distanti destinati a rimanere tali o stanno trovando un punto d’incontro? Forse il cactus sa che questo basilico seccherà e diventerà brutto, molto più brutto di lui, che della sua mancata bellezza ha fatto un connotato di fascino, invitando chi lo guarda ad andare oltre ma non troppo. Per chi varca una certa soglia, infatti, ci sono le spine. E può darsi che questa consapevolezza lo renda più tollerante nei confronti delle pose di quello, che forse ignora, forse è terrorizzato da questo avvenire di sfiorimento. Di certo sta meglio il cactus, anche se il successo sociale è del basilico, che già nella sua etimologia ha un riferimento regale. Non che il cactus non abbia i suoi cedimenti o le sue fragilità, ma quelle spine non sono nate a caso, e di certo è corazzato rispetto alla chioma verde del basilico che oggi ha adoperato anche il balsamo, secondo me. Vederli in successione, prima l’uno e poi l’altro, è un piacere. Come avrei potuto scoprire di avere un cactus tanto speciale se non lo avessi messo in relazione al basilico? Sono come Paperino e Gastone, l’uno definisce meglio le proprie caratteristiche al cospetto dell’altro. Un dubbio atroce mi assale: e se non si dicessero niente e sono solo due piante l’una di fronte all’altra, come vorrebbe uno scrittore naturalista tipo Zola? La risposta è presto trovata: il fatto che non abbia dati oggettivi a supportare tale tesi non vuol dire che il dialogo non possa esistere. Magari non ho orecchie per intenderlo, come mi capita in molti altri ambiti di natura umana. Rimane una certezza, e cioè che porterò il cactus con me a casa prima delle ferie, non lo farò marcire in redazione, svierò lo sguardo dal basilico per non mortificarlo ulteriormente quando avvizzirà e gli toglierò anche il cactus davanti, in modo che non si senta analizzato nel suo nudo decadere. Un’altra certezza, l’ultima: questo è il post più bello che potessi concepire oggi e in assoluto. Non avrei mai pensato che uno sbadiglio figlio di nottata sarebbe stato in grado di generare tali righe. Dormire di più? Non ci penso proprio, specie adesso che ho colto la vera natura del mio cactus.

8 commenti:

Unknown ha detto...

Ora che hai dichiarato amore al cactus, puó darsi che decida di contraccambiarti con una splendida gemma. Non so se é il caso del tuo, dato che non l'ho mai visto, ma queste piante aride e desertiche sono in grado di dar vita a fiori tra i piú belli e colorati che si possano ammirare. Peccato durino appena un giorno!!
Non temere peró, ad essi si sostituiranno stravaganti semenze. Il mio aveva tanti cornetti rossi che maturando venivano gradualmente espulsi dalla pianta madre. All'iterno d'essi, i classici e minuscoli semi neri.
Attenta Mare, se li lasci crescere ti servirá un vaso al posto della scrivania.

Perdonate, i piú affezionati sanno che non poteva mancare il mio momento Quark!!

Anonimo ha detto...

forse è il post più bello che potevi scrivere oggi...forse è il post più bello di tutto il blog.
Chissà...uno spunto per un altro libro di racconti? "dialoghi tra il cactus ed il basilico"

Federica Meta e Francesca Pucci ha detto...

Vale..mi hai fatto commnuovere..sarà che questo periodo ho le lacrime sempre pronte in tasca...hai per caso in mente un post sui salici piangenti?

Amaresca ha detto...

Care le mie amiche prima ancora che fans, sapevo vi sareste fatte vive. Aspetto di vedere la gemma di cui parla Gilda, che certo non poteva mancare d'istruirmi sulla pianta in oggetto, concordo pienamente con Floriana sul giudizio espresso. In effetti questa vena qua se la faccio sfogare altro che libro di racconti, c'è una vita dietro, un'altra avanti. Salici piangenti no, Fede, non per ora. Sono più affascinata dalle lacrime asciutte. Quel participio presente sa troppo di bagnato.

Unknown ha detto...

ogni tanto mi affaccio, né cactus né basilico, alle finestre irreali del tuo blog. è un piacere leggere i tuoi pensieri, anche se ora si dice post, atto coraggioso trovo quando è così cristallino. comprendo condivido, anche se a distanza, i pancioni come funghi, la morte annunciata di cuffiette auricolari, i più o meno 1 e i 5 che silenti si avvicinano. ora c'è anche che sono rimasta di casa sprovvista. una vertigine nella quale trascorro notti insonni da oltre una settimana. ma fiduciosa. saluti cara amaresca.

Amaresca ha detto...

Fai bene ad essere fiduciosa, Giulia. Come mi hanno insegnato, solo alla morte non c'è rimedio, per questo è rimasta l'ultimo vero tabù in un mondo che tenta di svelare e di risolvere tutto. Inizio la giornata felice grazie a te. Un nuovo commento, specie se di questo tono, è sempre fonte di un sorriso. Cerca di dormire, il sonno ritempra e cancella gli assilli. Alla prossima.

rodianella ha detto...

Domanda: ma adesso che scendi in vacanza che fine faranno i tuoi cari colleghi Cactus e Basilico?
;-)

Amaresca ha detto...

Il basilico, così lontano da me seppure di fronte, sarà lasciato ai legittimi proprietari ed alla sua sorte. Il cactus sarà affidato a mani di chi ha oltrepassato la superficie, non facendosi ingannare dalle spine.