mercoledì 28 maggio 2008

Il mistero della cosa

Siamo tutti sulle spine. Riconducendo la questione nello specifico da cui parte, siamo in quattro sulle spine. Quattro, come le ruote di una macchina ed i celeberrimi Fantastici, ma anche come gli elementi e gli angoli di un quadrato. E chi ha messo questi quattro, di cui naturalmente io faccio parte, sulle spine? Floriana al suo ritorno dalla Puglia. Durante un’innocente quanto solita telefonata in pausa pranzo, ieri mi dice che sta organizzando un incontro via web con le amiche di sempre volate a Londra e di tenermi pronta per andare a casa sua con un altro amico che vive a Roma perché ci deve far vedere una cosa. Ora, io già aborro questo termine che non definisce nulla ed è emblema di vaghezza. Mi ricordo quando ero piccola e già intollerante nei confronti di tali approcci linguistici indefiniti, che mi portavano a non prendere oggetti chiamati dal mondo adulto a me circostante “cose” o, peggio, “cosi”. “Passami quel coso, prendimi quella cosa”. Ed io facevo l’effetto eco: “Coso? Cosa?”, mentre il mondo si spazientiva e si alzava a prendere il coso o la cosa. Sarebbe bastata una definizione perché esaudissi la richiesta, ma quel mondo, non capendo la mia resistenza non violenta, quasi gandhiana, all’indolenza lessicale, ha sempre preferito affibbiarmi svogliatezza nel senso comune del sostantivo. Tale digressione serve a capire quanto è radicata la mia idiosincrasia per il termine “cosa”. Immaginate dunque cosa succede quando tale non-nome definisce una sorpresa che sto temendo come non mai. Cosa può essere “cosa”, per Floriana, in questa frenesia di matrimoni e procreazione che mi circonda? Un’ecografia con il suo bambino, come ho pensato subito? Un anello con tanto di annuncio della data di nozze, come suggeriva la londinese pro tempore stasera su Messenger? O una foto di quando eravamo piccoli trovata in qualche cassetto in modo da farci svenire tutti contemporaneamente per la nostalgia? Cosa ci mostrerai, Floriana? Mio Dio, penso con le mani in testa fra un articolo ed un altro, nelle pause meditative che creano rughe sulla fronte: questi giochetti alla mia età perdono tutto il fascino rivestito fino a qualche tempo fa da divertita attesa per trasformarsi, assieme alla mia voce, in una gracchiante afasia. Faccio i conti di quanto mi costi quest’anno l’amore altrui, partecipatomi a chiare lettere attraverso inviti e chiarimenti senza possibilità di smentita: “Vogliamo soldi, abbiamo il mutuo. Abbiamo tutto, dateci soldi. Non abbiamo granché, ma preferiamo un viaggio (che non si compra a battute su Word, purtroppo, altrimenti avrei regalato a tutti il giro del mondo)”. Decisamente per me è troppo, anche se questi amori fossero eterni, al contrario del mio conto in banca. Il terrore di un annuncio corre sul filo spinato dei nervi provati dalla malinconia e del mio stomaco che ancora risente dell’ultima abbuffata di frutti di mare crudi, anche se nei tempi d’oro dallo straordinario appetito avrei fatto di più, stando malissimo ma solo un giorno, invece di trascinarmi disgustata da tutti i cibi per una settimana. Vedo i fiori per la sposa e le mie opere di bene monetarie. Al varco, la bancarotta. Perché non sia mai che si sposa qualcuno cui tengo e lesino qualcosa. Per Floriana, poi, è tragedia pura. I suoi fiori d’arancio saranno i miei crisantemi finanziari: ero ammalata e mi ha curato, sottraendomi ad una casa gelida, ospitandomi tra le sue mura dai termosifoni funzionanti e preparandomi le minestrine in un fine settimana dalle indimenticabili febbri. Quel calore non lo ripaga nessuna cifra. Le mani sulla testa si fanno più serrate, mentre il sangue comincia a pulsare veloce davanti alle parole scritte ed alle pagine da riempire prima di mandare il giornale in tipografia. “Porca miseria, la miseria!”, penso allarmata da un semplice annuncio che potrebbe rimandare pure ad altro; ma a questo punto il copione delle vite attorno a me è così simile che non penso di sbagliare. Perché nessuno dei miei conoscenti mi fa più comunicazioni normali? Perché tutte le sorprese finiscono sull’altare? “Perché hai trent’anni?”, chiederebbe qualcuno dei lettori e non solo.
E allora risponderei, con la testa sempre tra le mani ed una pagina bianca di panico: “Perché, perché?”.
Ma soprattutto, Floriana: cosa?

1 commento:

rodianella ha detto...

quanto siamo diventati prevedibili...quando tocchera' a me giuro che indoro la pillola con qualcosa di originale...magari un non-invito ;-)