domenica 25 maggio 2008

La barrique del matrimonio

“La barrique è come il matrimonio”. Questa la frase del giorno, pronunciata da un enologo abruzzese durante una delle tante degustazioni fatte tra ieri ed oggi in un vinoso fine settimana fuori porta. Facendoci assaggiare due bicchieri di Montepulciano, uno trattato in botte e l’altro no, c’è stata questa massima poi spiegata nel dettaglio. “Fatevi dire questa perla di saggezza da un separato, e segnatevela: nel matrimonio vengono messi a fuoco e si ingrandiscono tutti i difetti. Quando questi sono insopportabili e non si combinano si scoppia, al contrario di quando ci si riesce ad incastrare bene caratterialmente, tanto da creare rapporti solidi e duraturi. La barrique è uguale: quando la componente dura e quella morbida del vino si tengono, ne esalta le qualità, altrimenti lo distrugge”. Io ed i miei compagni di bevute abbiamo preso appunti, nel mio caso mentali. Il legno toglie il carattere primario, cioè quello relativo al frutto, rendendolo più morbido, vellutato, meno diretto o “cafone”, per citare sempre l’esperto. Di conseguenza il vino prodotto in barrique ha bisogno, in quanto più strutturato, di piatti più importanti, tipo una tagliata di vitello ancora sanguinante. A questo punto ho assistito all’espressione disgustata della trentenne per il compleanno della quale un bel gruppetto romano si è spostato in Abruzzo. Lei, infatti, ha abbracciato il credo vegano, e perciò rabbrividisce laddove io mangio. “Alimentazione non violenta” è la sua espressione che rende perfettamente il personaggio, impegnato nella difesa dei valori di sempre tra le strade di un paese di montagna abruzzese circondato da ginestre e papaveri, ma non alieno da dinamiche tristi ed un po’ ridicole. Per esempio la vicenda di mister Z., come chiamerò per rispetto della privacy colui il quale è stato l’oggetto di discussione della festa tra i paesani che si credevano inascoltati da altri, sbagliando di grosso. La sottoscritta, infatti, appena ha colto la frase indirizzata da una giovane madre ad un invitato: “Vieni più vicino, perché la questione è abbastanza privata”, ha raddrizzato le antenne impigrite dal ritrito scambio di battute. Impicciona? No, curiosa. Si dà il caso che i due fossero molto vicini a me, quindi potessi ascoltare senza difficoltà quello che si dicevano. La giovane madre, infatti, lamentava la sua esclusione al prossimo matrimonio di mister Z. con una certa strega che ha proibito la sua partecipazione alle nozze di quest’amica di lui, madre divorziata con cui mister Z. ha avuto una storia giovanile, come ha confessato alla sua metà in un rigurgito di sincerità andando poi dall’amica a dire: “Lei non ti vuole, io non so che fare. A questo punto a te la scelta”. Ora, una considerazione in me nasce subito, riconfermata da quanto ha aggiunto dopo l’amico e non solo, dato che è stato l’argomento affrontato al pub quando ho ammesso pubblicamente di aver ascoltato tutto fra le risate generali di quanti pensavano che stessi solo parlando con loro. Come se nel frattempo non si potesse anche prestare orecchio a cosa dicono gli altri!Penso all’istante, infatti: “Mister Z. è scemo e vile. Cosa può fare un’amica in questa condizione se non assecondare la strega e non mettersi in mezzo?”. Mister Z. è un ex bassista. Lei gli ha fatto lasciare il gruppo, ha aggiunto quest’amico che, quando aveva i rasta, ha avuto una storia con la sorella, lasciata perché uguale alla strega. Le sorelle streghelle, come le ho soprannominate subito, pare siano l’una confidente dell’altra. Si consigliano strategie e studiano i modi per piegare ai personali capricci i loro partner, recidendoli dall’ambiente circostante. Con alcuni non ci riescono, tipo l’ex rastone. Ma il mondo è fatto anche di mister Z., da me associato a Jack Frusciante dopo aver appreso la sua uscita dal gruppo. Quindi pare che il Frusciante abruzzese sia un vero e proprio succube. Gli amici si dividono in due scuole di pensiero: quanti pensano che prima o poi si romperà le scatole e l’amore cederà il passo alla stanchezza, anche se si sposano a breve, e quanti invece scommettono sulla durata della storia perché mister Z. è un tradizionalista e quando dice “per sempre” davanti all’altare così è. Se non lo lascia la strega, sostengono questi, madre divorziata inclusa, è perso, andato, per tutti. Informata ormai dei fatti, anche se nessuno lo era che io lo fossi, mi sono subito interrogata: io di quale partito facevo parte? Possibilista o pessimista? Oggi non ho dubbi: etilista. A decidere sarà la barrique del matrimonio che, lungi dall’essere indissolubile, come sostiene mia madre, fa venire i nodi al pettine, come sostiene l’enologo. Se ben assortiti reggeranno, sennò scoppieranno. Certo, una strega ed uno stupido succube si tengono abbastanza bene, perché l’una ha bisogno dell’altro. Tocca solo vedere se lo stupido è tale a prescindere o perché innamorato. Ma questo dato non ho potuto appurarlo nel breve spazio di mia permanenza perché impossibilitata a conoscere mister Z.-Jack Frusciante, dalla strega segregato. Peccato.

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