lunedì 5 maggio 2008

Ei fu

Oggi, cinque maggio, rifletto su una figura che non c’è più, pur avendo avuto ampia parte nel costituirsi della storia del nostro Paese. Anzi, più che la sua scomparsa, ormai nota a tutti, mi preme delinearne i contorni nuovi alla luce della modernità, risvegliatasi con una precisa definizione a seguito della sua assenza, da cui scaturisce un giudizio come si usa fare con tutti gli accadimenti del passato. La figura si aggira tra noi, vigile e mai dimenticata nelle sue battaglie spesso vittoriose, infine cancellate dalla disfatta totale. Di chi sto parlando? Ovviamente di lui, l’extraparlamentare; radicale e massimista che ha perso il suo scranno al Parlamento nella XVI legislatura. I banchi vuoti non corrispondono alla sua scomparsa. Tale è la distanza tra politica e mondo reale. Egli si aggira ancora tra noi. Ha due braccia, due gambe, due occhi, quando va bene un cervello ed un numero di capelli inversamente proporzionale all’età. Passeggia per le strade con aria furtiva e un po’ sinistra. Forse troppo, per il vento che ha ripreso a spirare nel Paese, il cui tricolore garrisce a destra. L’altro giorno leggevo di psicosi Ufo in Arizona, dove più di una persona ha visto dei puntini rossi in cielo disposti, pare, in modo tale da escludere che si potesse trattare di astri o velivoli non classificati. Extraterrestri, dunque. Questo in America. Noi in Italia, che ci siamo scocciati dal piano Marshall in poi di essere considerati a rimorchio dello zio Sam, rispondiamo agli extraterrestri con qualcosa di molto terrestre: l’extraparlamentare. Un atterraggio traumatico sull’acciottolato, davanti a Palazzo Madama ed a Montecitorio. Gli extraparlamentari si sono puliti le giacche sporche dopo la caduta a seguito dell’impatto, hanno sistemato il nodo della cravatta griffata e, con fare tra lo stupito e l’amareggiato, hanno preso a camminare tra gli altri terrestri, sui marciapiedi. Le tasche più colme di risorse, certo, ché il Palazzo non lascia mai poveri, anche quando chiude le sue porte. Ma la nostalgia degli incarichi, della lotta, dell’Ideale non espresso in sede istituzionale rimane; così anche dalle nostre parti, come in Arizona, ci sono avvistamenti di tanti puntini rossi, molto umani e dalla gradazione più o meno intensa a seconda degli individui. I bambini li indicano ai genitori che li spingono a guardare avanti, mentre i più impressionabili formano dei comitati denominati “Ho visto anch’io un extraparlamentare”. Ei fu, siccome trombato, data la mortale urna…Ma questo vale solo per le stanze dei bottoni. L’extraparlamentare ha anche una vita terrestre, e quindi, ripeto, è tra noi. Niente navicelle, né auto blu; solo concertazione solitaria per una piattaforma di desolazione con mozione ontologica di sfiducia. L’extraparlamentare si stupisce del suo riflesso allo specchio. Dunque esiste ancora, nonostante l’accaduto. Quel prefisso alla qualifica che lo connotava fino ad un mese fa non significa un suo annullamento. Allora il suo puntino si fa più rosso, i comitati si moltiplicano ed i bambini tornano a strattonare i genitori, lasciando loro le mani ed obbligandoli a prenderli in braccio per evitare le fauci comuniste, dai noti canini tritabimbi. Così finiscono le epoche, aspettando Metternich o Godot. Chiunque non arrivi a seguito di questa rivoluzione senza sangue, di tale Waterloo senza se e senza ma, abbiamo assistito alla nascita di una nuova categoria sulle ceneri di vecchi schemi. Fu vera gloria? L’ardua sentenza, in tale congiuntura, spetta solo ai prossimi poster elettorali.

1 commento:

La Tela di Penelope ha detto...

Ci siamo, nonostante tutto, e continueremo a mangiare i vostri figli!