venerdì 23 maggio 2008
Diritto di spritz
C’è un unico diritto trasversale, e non riguarda né la materia civile né quella penale, peraltro suscettibili di rivisitazioni come tutte le cose umane. Epperò, dove lo mettete il piacere di una bevuta in compagnia, meglio se all’aperto in una Roma finalmente ricalpestabile dopo giorni di accanite piogge? Sin dai tempi dei greci ed ancor prima, penso sia una delle abitudini più radicate e meritorie. Oggi, dopo aver seguito una conferenza via web in streaming, ho ricevuto una telefonata da parte di un’amica in Capitale per dei corsi. Ora, l’amica in questione non è propriamente quella con cui si sono condivisi segreti chiedendo alla professoressa di andare al bagno insieme mano nella mano, abitudine tutta femminile da sempre detestata ed a ragione. L’amica in questione, detta Bobba, all’anagrafe Francesca, è magistrato pur non provenendo da una famiglia di toghe, e questo, nel nostro Paese, cioè che qualcuno riesca a fare quello che ha sempre sognato senza natali illustri in quel settore, è già un piccolo miracolo al merito. La reciproca simpatia nacque in un pugno di giorni estivi di anni fa. Dopo un lungo silenzio, quando l’anno scorso venne a Roma per il concorso, mi chiamò per chiedermi ospitalità come se fosse stata la cosa più naturale, ed io, meravigliandomi di lieto stupore, la andai a prendere alla stazione. Riprendemmo a parlare come se ci fossimo lasciate il giorno prima dopo anni di conoscenza. Quanta differenza rispetto a certi rapporti storici che prosciugano le parole, nel presente come nel futuro! Ci siamo date appuntamento a piazza di Spagna, e mentre l’attendevo respiravo la bellezza di una giornata lunga che permette di prendere l’aperitivo ancora con la luce, ricordando quando giungevo a Roma in visita a mia zia e dovevo stare attenta, in questi posti, ad evitare le macchine fotografiche di chi scattava imprecando al passaggio di teste impreviste. Ora ci sono le digitali, il problema è risolto. Ripensavo agli occhi con cui guardavo il centro di Roma allora come nei primi anni in Capitale. Una volta Federica, l’amica terzomondista e per niente arrivista, mi disse: “Come invidio te e tutti quelli che riescono a guardare Roma con gli occhi del turista!”. Io non la capii pienamente, ma il tempo mi ha reso perfettamente chiaro il suo sentimento. Anche io, pian piano, impercettibilmente, ho smesso di contemplare Roma. La vivo di fretta e più sotto o in interni che sopra ed all’aperto. Pure quando sono sui bus, tendo a soffermarmi maggiormente sulle persone che sui luoghi attraversati; anche per evitare scippi. Nel turbinìo di questi pensieri compare la Bobba con un suo amico e collega. Ci salutiamo abbracciandoci senza convenevoli di circostanza. “Aperitivo?”. Annuisco e li conduco dove avevo già stabilito. Figuriamoci se la gente del Nordest (entrambi sono friulani) rinuncia(no?) a bere. Ed è scontato anche cosa. La mia richiesta di prosecco viene seguita da quella di due spritz, cui mi adeguo subito in onore dei Vostri Onore. E mentre ci parlavamo delle rispettive attività, io pensavo che avevo vicini due magistrati, e questo mi ha fatto una certa impressione. Me la ricordo la Bobba, sconvolta da come si beveva al Sud, convinta di avere lo scettro della beona in quanto friulana. E invece l’abbiamo stesa col Primitivo di Manduria 18 gradi, consumato a fiumi presso l’enoteca del mio bianco paese in anni dai collassi etilici ormai inarrivabili. Oggi formava un duo molto divertente con l'amico-collega. Li ho ribattezzati “toghe rosse” a causa del colore delle loro giacche. Lui, poi, aveva una piantina come Léon nell’omonimo film di Luc Besson, e quindi ho cominciato a chiamarlo alla stessa maniera. Ad un certo punto eravamo tutti un po’ storditi mentre loro fotografavano le chiese gemelle ed io fingevo di scagliarmi contro il destino che mi vede sempre a contatto con turisti, nel lavoro e nella vita, convenendo infine che Roma rende tutti un po’ turisti, specie coi colori e la temperatura di stasera. Io, poi, a proposito di girovaghi, porto sempre con me lo stradario, che non si sa mai dove mi mandano per lavoro. Stasera, per esempio, avevo una cena, ma tra lo spritz e gli intrichi di strade del centro, mentre aspettavamo il bus che avrebbe condotto i magistrati da un’amica, ho preso la mia bussola cartacea per una veloce consultazione. “Ma come, giri con la piantina”? “Perché, voi?”, ho risposto indicando il vegetale tra le mani di Léon. E così la Corte ha riso ed io con essa. Un abbraccio ha suggellato l’arrivederci all’arrivo del bus, che ha fatto una bella figura davanti ai forestieri. Dieci minuti di attesa e posti a sedere. Mi sono sentita orgogliosa in qualità di detentrice di Metrebus card: Atac, servizio efficiente e spedito. Almeno per questa corsa. Quindi mi sono avviata alla metro, deliziata. Happy spritz? Forse, ma avevo anche rivisto la città in cui vivo con gli occhi emotivi del ricordo e di un futuro che non è più quello di una volta. Happy Roma.
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1 commento:
quasi quasi mi fai venire la nostalgia...quasi...eh eh eh
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