giovedì 26 aprile 2007

La mia liberazione

Scusate l’assenza di ieri, ma era il mio giorno di liberazione: 25 aprile, non si lavora, quindi non si accende il pc. Binomio molto semplice, quasi ovvio, ma non scontato nel XXI secolo. Ieri è stata una giornata inizi anni ’90: sveglia nel primo pomeriggio come nei migliori giorni di riposo da liceale, un po’ di televisione a sottolineare una continuità ideale col passato che non passa e poi visita ad un’amica che non è stata tanto bene. Una giornata pienamente novecentesca, l’iPod che taceva perché scarico. E poiché non ci sono ancora navicelle spaziali a solcare il cielo della città, nemmeno l’impatto col mondo esterno è stato traumatico. Sì, giusto qualche cellulare qui e là, ma il cui trillo è stato mitigato dallo scroscio della pioggia torrenziale, altro dato del secolo scorso, specie se accompagnato da quel tipico odore di buon bagnato che riporta a quando si saltava nelle pozzanghere con grandi urla degli adulti. La comparsa di qualche dvd alla vetrina Feltrinelli? Bastava spostare lo sguardo verso i libri, constatando per l’ennesima volta come non ci fosse il mio tra quelli esposti (e non solo, perché bisogna ordinarlo). Questo mi ha fatto ripiombare al presente? Niente affatto, avrei potuto scrivere, anzi scrivevo, pure al Liceo. Forse non così, ma scrivevo.
Anche a casa della mia amica è andato tutto bene, Novecento puro: patatine e crodino come nella migliore delle tradizioni, solo che le prime non erano le classiche San Carlo, ma quelle alla panna acida d’Ikea, e questo puzzava già un po’ di nuova era. Non era comparso ancora lui, però: il pc. Magari ce la facevo, per un giorno, a liberarmene. E invece no! L’amica lo accende per farmi sentire dei file audio…e per di più sorge la tentazione, da parte mia, di consultare la posta elettronica…”Non farlo, non farlo, è la liberazione, non farlo”. Resisto, partigiana di un mondo analogico destinato a scomparire assieme ai miei paradigmi. Resisto ai condizionamenti tecnologici, necessari e sacrosanti sul lavoro, ma bellissimi da archiviare nelle feste. Questo è il mio concetto di resistenza/liberazione: riprendere i miei tempi, uscire con la pioggia e bagnarmi per andare da un’amica, anche se un pc mi promette divertimento e svago a porte chiuse ed al caldo. Una resistenza povera, forse, ma del tutto personale, l’unica che posso veramente provare su una pelle che ricorda le giornate novecentesche e si disfa, almeno nella liberazione (scritta non a caso con la lettera minuscola), di un web day, che si prenderà sempre più rivincite tra una sortita da Ikea, un’incursione da H&M ed un corso di formazione professionale sulla precarietà come stile di vita.
S’impara sempre qualcosa di nuovo, nel XXI secolo, quando tante battaglie per velocizzare i tempi sono vinte e troppe per normalizzare l’esistenza sono perdute.

3 commenti:

rodianella ha detto...

ma le patatine di ikea sono buonissime!!! Pesanti ma buone! Ed io che attendevo un collegamento via msn con webcam annessa! >:(

Opera ha detto...

Corso di formazione professionale sulla precarietà come stile di vita: ti insegnano anche a rinuciare all'idea di un tetto stabile sopra la testa? E con questo corso impari anche a rinunciare all'idea di una pensione trascorsa tra la casa cittadina, la seconda al mare e la terza in montagna? No perché se è così I'm ready to go.

La Tela di Penelope ha detto...

"La rivoluzione inizia la mattina, davanti allo specchio". Benvenute le resistenze personali, meglio se contagiose :-)