mercoledì 18 aprile 2007

L'accordo del frocio vileda

Gli amici mi dicono che sono passati quasi due mesi dall’ultimo aggiornamento del blog. Pur tendendo a non fidarmi, controllo il calendario e scopro che hanno ragione. Due mesi domani, per la precisione. Gli amici mi dicono che il blog risente di toni gradevoli per un Giangiacomo Feltrinelli, un Jean Jacques Rousseau e qualche altra buonanima. Quanto parlano, questi amici: allora questa volta mi fido e, chiuso il secondo numero del giornale di aprile, apro la vena dei racconti.
Quelli seri, che fanno ridere.
Rientra in casa la mia coamica (coinquilina è ingiusto, amica è generico) dicendomi di aver visto in una casa un mocio vileda bellissimo, arcobaleno. Entrambe pensiamo ad un aggettivo, forse con parole differenti. “E’ così colorato e gay, voglio pulire con lui!” Io provo a contrapporre il classico rosso, beccandomi della “banale” come mi aspettavo. In verità la scelta del mocio colorato aveva scatenato in me un’associazione ed un nome che il coamico (coinquilino è ingiusto, amico è generico), non so se avrebbe gradito. La faccenda si faceva delicata, il detestato politically correct sempre più vicino nell’imprescindibile necessità di dare un appellativo ad oggetti e persone che fanno il loro ingresso in casa. Un gay vileda? Manco a parlarne, suonava orribile. Provo ad uniformare il percorso colorato della coamica, in modo da non porre la questione all’attenzione collettiva: niente da fare. Non rimaneva che parlare chiaro, questo mio tifo per il mocio etero si faceva sempre più fiacco e privo di ragioni. “Senti, io approvo, ma solo se lo posso chiamare frocio vileda”. “Non è a me che devi chiederlo”, mi risponde senza scomporsi la coamica (in realtà ci sganasciamo tra una frase e l’altra, ma senza mai perdere la razionalità dei discorsi più illogici).
Perfetto, senza volerlo (?) avevo trovato un modo per sdoganare un termine archiviato per una storia che racconterò domani. Tutto vero, in questo blog. Vita vissuta. Arriva il coamico ed accoglie la richiesta con uno scroscio di risate, confermando il comune senso dell’umorismo della casa e liberandosi da quelle aspettative impaurite che ha la maggior parte degli uomini quando viene loro posta con la giusta suspense una questione ancora non chiara per loro, ma già dibattuta ed approvata da due donne. Essere in minoranza è sempre una bella sfida, sebbene sui colori tocchi spesso a me difendere le scelte tradizionali, spesso bocciate.
Perdo sempre e con allegria al cospetto dei coamici. In questo caso l’accordo è garantito, sia sui colori che sulle parole.
Miracoli del frocio vileda.

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