lunedì 23 aprile 2007

iAtac

Aria d’estate. Calda, a tratti torrida, la sera ancora carezzevole. Ma soprattutto puzzolente, anzi, puzzona. Sì, perché la gente puzzano. Meglio, la gente non si lavano, come si dice dalle parti della Capitale, dove il bus si chiama ‘auto’, al plurale ‘auti’ (come ‘euri’. Teribbile, ma ineluttabile).
Stamattina ero sull’auto, direzione Termini. Giornata caldissima, ma quanti gradi segni la colonnina di mercurio te ne accorgi solo quando entri in un auto Atac (azienda dei trasporti de Roma). Hai voglia a mettere le cuffiette dell’iPod per non sentire cosa gli altri si urlano al cellulare. (Anzi, urleno. Userò spesso le ‘e’ al posto delle ‘a’ in questo post per dare un senso di adesione alla realtà capitolina). Il resto lo senti, tutto. L'olezzo stantio di una mezza giornata di sole e che è lo stesso già di primo mattino, quando ti rendi conto che, se tra un mese a me ed ai miei coamici spetterà pagare l’acqua, molti riceveranno di sicuro il rimborso.
La gente non se laveno e sudeno, e hai voglia a mettere il profumo strategico sul polso col quale coprire il naso durante il tragitto. Spesso non sei in grado di muovere nemmeno il braccio, schiacciata tra i puzzoni, e comunque quando la situazione sfiora la ressa meglio tutelare altre parti, e siccome non sei la dea Kalì devi lasciare il naso scoperto. Povero naso! A volte vorrei che si staccasse ed iniziasse a circolare per tutto l’auto in segno di protesta, tra lo stupore generale. Poi dovrebbe inclinarsi e sparare dalle narici su tutta la gente che risparmieno sull’acqua. Ma non fuoco (mai così amico come in questo caso), bensì bagnoschiuma. Spetterebbe poi ai vigili del fuoco, chiamati dai controllori e con le apposite pompe idranti, fare il resto. I più sporchi si dissolverebbero nel nulla. Di loro non rimarrebbe traccia, soprattutto olfattiva. Allora il mio naso potrebbe tornare dove era e respirare solo il sano smog delle sorti magnifiche e progressive di quest’umanità del terzo millennio.
Invece no. Il naso non va da nessuna parte, ed i controllori salgono sull’auto solo per controllare il biglietto, multando chi ne è sprovvisto e non chi puzza.
L’Atac dovrebbe rivedere i propri criteri. Chi puzza scoraggia l’utenza che non puzza a prendere gli auti, di questo si vuole tener conto? Poi aumentano le auto, quelle vere, e l’inquinamento. Quindi gli sporchi, anche se indirettamente, sporcheno, e direttamente disturbeno i fragili equilibri psicofisici di chi riserva agli odori una giusta parte d’importanza della propria giornata.
“Cinquanta euro (o euri) prego” “Ma io ho obliterato il biglietto” “Non c’entra, lei puzza. Se non paga subito, sono cento euro (o euri) con bollettino a casa, dove le invieremo anche un kit di pulizia personale firmato che sarà costretto/a a comprare ed usare, pena l'interdizione generale dall'uscita che non sia il cortile di casa sua, se ne è provvisto/a”.
Ecco, dovrebbe avvenire questo. Invece niente, e la puzza continua ad abbattersi sugli indifesi, avendo la meglio. “Dov’è la giustizia?” mi chiedo tormentandomi come un personaggio della tragedia greca al cospetto degli orgogliosi puzzoni con la loro aria trionfante e piena di pena nei miei confronti, soggetto pagante ed usante acqua.
Dura vita, quella di chi prende gli auti in città, con sberleffi da parte degli inquinanti cittadini, chiusi nei propri abitacoli condizionati da aria ed odori scelti direttamente. Me li guardo tutti, ai semaferi rossi, mentre il ribollire dei corpi sudati, misto a puzze che nulla hanno di umano, raggiunge alchimie omicide impensabili persino per Hitler, che sorride e schiuma di rabbia dall’aldilà, superato. Noi, nell’aldiquà, schiumiamo e basta, esasperati. (Per i non romani, ‘schiumare’ è un’espressione alquanto esplicita che spiega quanto accade quando si suda molto). Loro, dalle macchine o sui motorini, ricambiano le occhiate, sgasando. Effetto serra che levete (per i non romani, ‘che levete’ lo traduco con ‘molto sviluppato, dunque levati che è troppo’, anzi, ‘spostate’. Ah, meravigliosa sintesi della Caput Mundi!)
D’altronde, quando ero al Sud, anzi, più a Sud, pensavo che per vivere a Roma avrei fatto ricorso a tutti i mezzi. Proprio tutti, infatti, in senso letterale. L’Atac per me non ha segreti, gli auti riempiono le mie giornate. Potrei dedicare chili di scritti alla vita sull’auto, dove la gente danno il peggio di sé. E perciò annuncio che non sarà l’unico post in merito.
Nonostante da Natale io abbia un iPod, che mi dicono gli esperti fanatici è anche un modo di essere, sono e rimango soprattutto iAtac.

1 commento:

rodianella ha detto...

Quasi quasi me mancheno gli auti romani!! Ma anche no...;-)