lunedì 13 ottobre 2008

L'ombra di Facebook

Un’ombra si allunga su questo blog e sulla vita in generale. Si chiama Facebook. Ad un certo punto tutti attorno a me hanno aperto una pagina Facebook, arricchendola, ampliandone il profilo e soprattutto riempiendola di commenti ed informazioni più disparate che fanno il giro di tutti coloro che hanno la stessa pagina e sono inseriti tra gli amici comuni, avvisati mediante mail ad ogni variazione della home page in particolare, della vita in generale. Certo, ci si può mantenere cauti, non eccedere con le notizie, ma a volte basta poco, un cambio di stato ad esempio, per scatenare il finimondo sulla bacheca consultabile da tutti. Affidarsi a Facebook è come confidarsi alla portiera. Facebook è l’addetto stampa che da un lato vuoi perché si sappia che esisti, dall’altro desidereresti sopprimere per riappropriarti di una dimensione più personale, fatta per esempio di sms o della vecchia telefonata da indirizzare ad una sola persona e magari, perché no, anche in privato. Osare con Skype, se il telefono sa di Novecento e ci si vuole sentire più XXI secolo, tanto per non staccarsi dal computer che tra un po’ ci porteremo anche in bagno, nostro compagno dalla mattina alla sera. E quindi, eccomi qui, dopo aver aperto un account Facebook ed aver trascurato il mio blog tra i rimproveri di chi me lo ricorda e le chiacchiere di chi commenta quanto accade su Facebook, fonte anche di tensioni tra Federica e Mirko. Chi sono? Una coppia che vede un’amante dei libri costretta a scrivere di tecnologia ed un perito informatico che si diletta a suonare bossanova. La prima che non cede a Facebook, il secondo che attraverso esso tesse le proprie relazioni sociali e imbottisce una rete di conoscenze e gossip tali da far sentire Federica, intenzionalmente e machiavellicamente, assolutamente fuori contesto. Obiettivo: farle aprire un account Facebook. E così quando si sta a cena si fanno riferimenti criptici per chi non ha Facebook, tanto che Federica lo tratta come fonte per eccellenza, anche di discriminazione. “Lo sai perché ve lo siete scritti su Facebook? Perché non mi calcoli in chat, perché non ho Facebook? Sei off line, scommetto che stai su Facebook”, e così via. Questo per chi è ignaro. C’è anche, però, chi incontri nella vita reale e poi ti fa sulla bacheca pubblica le domande relative a quanto hai sperimentato non virtualmente. A volte sono quesiti innocui, altre scatenano curiosità ed interrogativi che spesso non hanno ragion d’essere, ma crescono di vita propria tra gli amici comuni in rete, generando altre questioni dagli esiti imprevedibili. Il pettegolezzo che si fa tentacolare, autoprocreandosi da qualsiasi appiglio che la vita, anzi Facebook, gli offre. “Non mi avrà mai!”, sussurra piena di convinzione la coamica ancora per poco (co, eh, mica amica) quando sente quanto sia grande la quantità di scoperte che si fanno su Facebook; un po’, bisogna dirlo, anche per l’intenzione di chi apre la pagina. Se leggere che una persona da tempo persa di vista ha trovato l’anima gemella, per esempio, fa piacere ed incuriosisce (pettegolezzo benigno per un fatto positivo), apprendere di contro che un’altra persona che credevi impegnata è tornata single scatena il gossip comunque, ma dai toni ovviamente amari (tranne se l’altra metà della coppia era insopportabile e magari causa del fatto che non ci si vedeva più col piacere di prima). Per non parlare del tempo che, almeno agli inizi, si perde sfogliando le pagine di questo e quello. Mi ricorda gli inizi su Internet a perdersi nei meandri dei link, navigando all’infinito. Ore sottratte alla vita, alla scrittura, alla lettera che ti aspetta, alla lettura che ti cambierà in meglio. Forse le foto è meglio vedersele attorno ad una birra, forse i pettegolezzi è meglio scambiarseli a cena. Forse. Intanto Facebook. Bisogna farci i conti, come con l’epoca che ci è toccato vivere, Fede. Di certo non quella più conforme alla nostra indole veteronovecentesca, ma l’unica. Inutile protestare, sterile opporsi. Bisogna entrare nella follia contemporanea per tenersene davvero fuori, altrimenti è fuga che sa di snob, anche se questo classismo della mente ci piace tanto. Da oggi ricomincio a vedere anche il resto. C’è pure Facebook, ma non solo. E bisognerà imparare a gestirlo assieme agli altri deliri, il primo dei quali non ha età ed è trasversale a tutte le epoche.

1 commento:

La Tela di Penelope ha detto...

Il punto è che la resistenza è assolutamente inutile. Alla fine verrà assimilata! :)