Come ogni anno, arriva l’aria d’estate. Non quella che invoglia ad andare al mare, a pensare alla tintarella ed alla dieta, o almeno non solo. La mia aria d’estate, da quando sono a Roma, è molto più prosaica e letteralmente olfattiva. Si può senz’altro chiamare puzza. Puzza d’estate e delle persone che sudano, o meglio non si lavano. Perché è disumano puzzare come i puzzoni che mi passano accanto di primo mattino. Le puzze sono le più varie, e non coinvolgono solo forti sudorazioni o acide esalazioni da ascelle dimenticate nella bolgia di peli in bella mostra grazie a canotte assassine. Ci sono anche le puzze dello smog a contatto con l’asfalto bruciato dal sole e dall’aria condizionata di macchine ed autobus, la puzza particolare della metropolitana, che con il caldo si trasforma in riparo maledetto dal sole ma anche in qualcosa di diverso rispetto al luogo non proprio salutare di sempre. I classici odori dell’underground, infatti, si mescolano a quelli modificati del genere umano gocciolante sudore, in una combinazione da stordimento, anche se i massimi livelli in questo senso si toccano durante l’attesa del bus con altra gente assetata di ombra come te in posti sprovvisti di banchina, a cielo aperto. A quel punto puzza e malumore vanno a braccetto, e tu ti scopri a farti schermo sugli occhi con la mano e guardando più in là sulla strada, in attesa dell’invocato bus. Ti giri e stanno tutti come te, e ricordi, non sai per quale motivo, film di cowboys ed indiani quando ti facevano credere che i cattivi fossero i secondi. La memoria ha il sopravvento, ripensi a quando l’estate durava tre-quattro mesi, ai libri da leggere per l’inizio dell’anno, ai gelati in paese, alle pareti spesse e fresche di casa, alla masseria di tua zia. Per un attimo ti viene la sindrome di Chatwin e ti chiedi: “Che ci faccio qui?”, inizi a riflettere e senti un’esaltazione collettiva sotto forma di boato per il bus finalmente giunto. L’aria condizionata funziona, ma la puzza non scompare, assumendo una connotazione più metallica, come un frigorifero maleodorante. Il freddo non sconfigge i cattivi odori, che sono più forti di tutto, tanto è vero che si sprigionano pure con la morte. Niente uccide la puzza. C’è poi una caratteristica di molti autobus in cui sono salita. A volte sono con i finestrini ermeticamente chiusi quelli con l’aria condizionata rotta, mentre hanno spesso spifferi vari quando è funzionante. Tutto il contrario, quel contrario che mi fa pensare ai tempi della scuola superiore, in cui sistematicamente si chiedeva “un crackers” o “i cracker”. Allora mi indisponevo parecchio, adesso mi accontento di arrivare sana e salva alla mia destinazione, possibilmente senza avere addosso le puzze annusate con le narici coperte dalla mano. Prima mi facevo scrupoli per non mortificare il vicino, adesso sbuffo senza pietà, guardando di sottecchi il responsabile. Fino a quando non scatterà un’esplicita sanzione sociale, certi non capiranno mai che lavarsi è innanzitutto un dovere, se non per se stessi almeno per gli altri. Come pure è un dovere dimagrire non occupando tre o quattro posti di individui normopeso, schiacciati da pance e sederi madidi ed incommensurabili. Per fortuna che l’aria d’estate è anche quella di vento e di mare che si imprime sulla pelle, segnando un altro anno che timbra a fuoco il viso arrossato, inaugurando una nuova abbronzatura. La stagione del sole è iniziata, fuori i teli ed i costumi, al via i fine settimana all’aria aperta per guarire e sperare ancora.
I cinque giorni lavorativi con tanto di disavventure olfattive diventano allora solo degli spiacevoli effetti collaterali dello jodio entrato nelle narici, nei bronchi, nelle vene.
1 commento:
Allora sbrigati a scendere Marèèè, il Capanno aspetta a te!!
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