“Signò, la bombola”. Quante volte da piccola ho ascoltato questo annuncio quando mamma rispondeva al citofono in preda al panico. La bombola era finita, quindi non si poteva cucinare, dunque come avremmo fatto ad andare avanti? E queste erano le volte tranquille, i giorni feriali che il bombolaro (che all’epoca non avrei mai pensato di poter chiamare così) aveva il negozio aperto. Quando la bombola finiva di domenica, cioè la maggior parte delle volte, preferibilmente in zona pranzo o cena, assistevo a scene di sconforto che nemmeno papà dopo l’infarto. “E mo’ come dobbiamo fare?”, si chiedeva mia madre incrociando le braccia e guardandoci, come se dipendesse da noi e mangiassimo solo noi. Una volta, quando in casa eravamo in cinque, sei inclusa mia nonna, tornò a casa con chili di spesa. Stremata, la appoggiò al tavolo ed esclamò l’indimenticabile frase in dialetto, la lingua delle arrabbiature: “E quann spiccia pur chessa, mangiatv jun cull’and!” (trad. “Quando finisce anche questo carico di roba, mangiatevi l’uno con l’altro!”). Io risi tantissimo, e pensai che non l’avrei dimenticato più. Non potevo sospettare, a cavallo tra gli Ottanta ed i Novanta, che avrei riportato questo sfogo sul mio blog anni ed anni dopo. Ora che l’ho fatto, sono contenta e torno alla bombola. Perché questi pensieri? Qualcuno che mi ha accompagnato al cinema ieri sera ed ha l’orologio biologico a mille (leggete Floriana) già l’avrà capito e si starà ammazzando dalle risate. Da originali che siamo, ieri sera abbiamo visto il film pluripremiato con Oscar dei fratelli Coen. Non starò qui a fare un’analisi della pellicola, dato che non mi compete e non è lo scopo di questo post. Senza svelarne troppi particolari, dico soltanto che nel film c’è un soggetto indimenticabile. Uno che gira con una bombola assassina, che fora porte e fronti. Un pazzo con gli occhi determinati da pazzo, una capigliatura ancora più pazza nella sua compostezza, davvero indescrivibile, ed un involontario senso dell’umorismo, pazzo anche questo. Il suo comparire con l’indivisibile bombola era per me ogni volta motivo d’irresistibile ilarità, anche se sentivo che stava per compiersi qualcosa di orribile. La bombola, in genere, si accompagna alla tragedia, ma spesso prima di essa i dialoghi assumono un taglio così surreale che si smette di ridere giusto poco prima dell’irreparabile. La bombola, quindi. Ci ho pensato. Potrei comprarmene una anch’io, con la scusa che mi serve aria cui attaccarmi ogni tanto per il mio asma. Poi entrare in metro o sul bus e fare la strage per prendere posto. Oddio, adesso se dovessi uccidere qualcuno per errore gli inquirenti leggerebbero questo post e penserebbero ad una mente omicida. Quindi continuo. Andrei sotto casa delle vecchie che vivono al centro, piene d’oro e di rendite, incartapecorite ed inutili, e citofonerei dicendo: “Signò, la bombola”. Quelle allora risponderebbero che hanno il gas e non ci cascano. Allora mi toccherebbe salire, forare la porta e poi la fronte rattrappita, seccando la secca che cade tra i suoi gatti nutriti a caviale e champagne. Valentina Raskolnikova. Infine prenderei tutto ed andrei a casa, consapevole di aver fatto un favore alla mia generazione e che quanto sto scrivendo non è assolutamente condivisibile (ma anche sì). Soprattutto, farei caso a togliere qualsiasi tipo di sensore dagli averi altrui. Non si sa mai, ti potrebbero inseguire. E poi sarei costretta ad utilizzare la bombola, o a far saltare macchine per poter entrare in farmacia. Uno stress, insomma. Troppo complicato. E poi la bombola è pesante e fastidiosa, sarebbe d’impiccio con la mia borsa da lavoro. No, cari inquirenti, non verrete a trovarmi qui, almeno per ora.
Non ho intenzione di uccidere nessuno.
Mi verrebbe troppo da ridere.
7 commenti:
Ma che cosa ti sei fumata?
Ale
L'impossibile...che a volte si avvera
Vale stasera volevo andare a vedere il film ma adesso come faccio? Inevitabilmente riderò in faccia al bombolaro ah ah ah
p.s.
L'anonimo ha un po' rotto...
Ho rotto?
Ma Ale mi sei tornata acidella da Londra?
acida no ma rinco sì...chiedo scusa ;-)
Per questa volta ti perdono!!
Và in pace, sorella!!
imparato molto
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