martedì 26 febbraio 2008

Il baggaglio di Ryanair

Ci sono delle persone considerate rompiscatole e persone che rompono le scatole. Spesso i due concetti coincidono, altre volte è una questione di punti di vista, anche se quest’espressione, ora che la scrivo, mi sembra si possa applicare a quasi tutto. Il mio punto di vista è che quando andiamo all’estero ci rompano le scatole con la pronuncia. La correzione esplicita è preceduta da piccole mosse che fanno il disprezzo: un sopracciglio leggermente alzato, una smorfia dissimulata di disgusto, un gesto impercettibile di stizza. Tutte reazioni che io non ho quando i turisti stranieri mi chiedono informazioni a Roma, riservandole per i connazionali che sbagliano i congiuntivi. “Se sarei..”. Scompari, non sarai mai, specie per me, dovessi anche rappresentare il modello cui si rifanno tutti i tronisti italiani, razza in espansione e persino inclusa nel genere umano da fasce sempre più ampie di un Paese imbarbarito. Cantèrbury? “Oh, Cànterbury!” Ad un’amica che nel viaggio a Londra chiedeva il menu è stato risposto, “a mènu”. Ovviamente va da sé l’hàmburger come correzione quando si chiede l’hamburger. Bene, benissimo. Sua Maestà nella sua terra ha ragione, se parla la sua lingua. Ma non se storpia la mia come i peggiori analfabeti, e per di più all’aeroporto. In fila a Stansted per fare il check in, mi avvicino al banco e leggo che è consentito ‘un unico baggaglio a mano’. Che cosa che cosa che cosa? Indice puntato verso la scritta e sguardo in direzione dell’amica implorante pietà, visto che il momento era delicato, stavano pesando il nostro carico e da parte mia ci sarebbe anche dovuto essere stato il serio timore di chili in eccedenza, dato lo sfrenato shopping con sconti al 70%. “Hai visto che c’è scritto?” sussurro in un lampo. “Sì, sì, ma non è il momento, ci stanno pesando il bagaglio”, mi risponde spicciativa. “Il baggaglio, vorrai dire”, rincaro con un guizzo demoniaco, mentre l’indice rimaneva immobile, vittima di paresi grammaticale, puntato sulla scritta. La rivincita dei latini. “Excuse me, there’s a big mistake here”, esclamo alla tipa alzando il dito al cielo, come gli occhi della mia amica, e riportandolo immediatamente sulla frase. “One g: ‘bagaglio’”. “Yes, we know”, mi risponde la mangiatrice di fish and chips, facendomi sorridere di perfida soddisfazione: vuoi vedere che tanti esasperati come me hanno colto la palla al balzo prima di partire, stremati dalla spocchia d’Oltremanica? Ah ah ah, quanto ho riso dentro! Non che a loro sia fregato qualcosa, la hostess è tornata immediatamente al suo lavoro evitando la mia occhiata trionfante. Scuotevo il capo, ma mai come la mia amica, che si è sorbita questa storpiatura per tutta la permanenza nel gate. “Hai preso il baggaglio? Non lasciare il baggaglio, eh! Guardi il baggaglio mentre sono in bagno?”, e così via. Avrei fatto la stessa cosa in Italia, certo, solo che mi sarei rattristata ed infastidita per l’ignoranza. Qui invece mi sono divertita e sbizzarrita togliendomi un sassolino dalla scarpa a nome di tutti coloro che, consapevoli di parlare una lingua ormai marginale, devono abbozzare davanti alle lezioni non richieste di gente che ha capito benissimo cosa vuoi chiedere, ma non vede l’ora di farti sentire incapace di parlare un corretto inglese, nonostante si percepisca una tua certa applicazione. Neanche voi un corretto italiano, credetemi.
Non ci riusciamo più nemmeno noi.
L’italiano è difficile e tremendamente bello.
Che poi la contemporaneità, il post-moderno, il futuro ed il futuribile vi diano ragione e se ne freghino della lingua di Dante è un altro discorso.

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