giovedì 7 febbraio 2008

Good morning, Helsinki

In questo periodo sto letteralmente morendo di freddo. Qualcuno esprimerà la propria estraneità al fatto con conseguente disinteresse (il classico “chissenefrega”), eppure io so che chi viene a trovarmi in questo spazio un po’ di bene me lo vuole. Che cosa, dunque, sta succedendo? Prima di tutto ho cambiato il saluto al suono della sveglia; da “Good morning, Vietnam” (perché la giornata è fatta di battaglie) a “Good morning, Helsinki”. La faccio breve: a casa romana non c’è riscaldamento da interminabili giorni. Si sta dentro con sciarpa e cappello. L’unica consolazione è che è tornata l’acqua: ci aveva lasciato per colmo di sventura. I problemi relativi al riscaldamento originano proprio da qui, cioè dal fatto che fino a quando il problema idrico non trova una soluzione al 100% non si accendono i riscaldamenti per non rischiare di bruciare la caldaia. La caldaia non si brucia e la gente ghiaccia. Mi viene da piangere quando la mattina devo entrare nel bagno gelato. Sì, lo so, c’è la stufa, ma bisogna accenderla prima per riscaldare l’ambiente, e non essendo automatica a quel punto la mando al diavolo. Se non piango di mattina è solo per evitare che le lacrime mi si gelino in stalattiti di tristezza, da staccare a furia di strappi sulla pelle freezer. Il letto è una coltre d’Antartide che prima di riscaldarsi mi fa battere i denti per lunghi minuti. Alla faccia dei tramonti e della ficata dei mancati palazzi di fronte, ecco ciò che avviene quando si è nudi di fronte alla Natura. Il vento che sferza, le intemperie che fanno ammalare. Non escludo una mia ricaduta influenzale, se continua così. L’altro giorno le mani mi si sono attaccate alle pagine del libro, mentre sentivo la presenza del mio naso, in procinto di staccarsi dalla faccia e farsi un giro. L’acqua versata dalla bottiglia si è trasformata in una piccola cascata di ghiaccio, usata come elemento decorativo lungo tutto questo periodo, che non si sa quanto durerà ma sicuramente lascerà il segno. La mattina avverto nettamente tutte le ossa delle mie gambe, con una propensione speciale per le zone dell’anca. Ne percepisco movimento, attaccatura ed anchilosatura.
Un’altra volta mi è capitato di pensare ad Helsinki, ed è stato quando sono tornata a Roma dopo una giornata a Napoli. L’organizzazione della Capitale era racchiusa dal fatto che la gente col rosso si fermasse, che non tutti si attaccassero al clacson senza soluzione di continuità, che la maggior parte della gente si facesse sanamente i fatti propri. Civiltà, insomma, in genere associata ai Paesi nordici che rimandano ad Helsinki, Stoccolma ed Oslo. Queste aree hanno un tasso molto alto di suicidi, però.
Ora ne capisco il perché.

5 commenti:

Alessandro ha detto...

Ma non mi avevi detto che abitavi in un campo nomadi!

Amaresca ha detto...

La nomade sono io, veramente. Ti assicuro che prima di questo incidente di percorso la dimora che mi accoglie era persino confortevole.

Anonimo ha detto...

La mia porta è sempre aperta!
E bisognerà provare il pouf, prima o poi....

Federica Meta e Francesca Pucci ha detto...

Fossi in te lascerei scendere le lacrime...quando si ghiacciano sulle "gote" fa molto bohème..ti ricordi: ohhh...che gelida manina...???

rodianella ha detto...

Qui splende il sole e non fa poi tanto freddo...il colmo proprio...