No, non vi spaventate, nessun riferimento alla religione. Ieri sono entrata nell’Inferno della casa. Riferimenti a contenziosi domestici? Niente affatto, solo ad una zona della dimora romana per anni ricettacolo di qualunque oggetto o abito non trovasse collocazione nelle stanze per mancanza di spazio. Parlo del ripostiglio, da me preso d’assalto ieri pomeriggio per necessario, imprescindibile ed improrogabile trasloco. Necessario perché ci hanno dato il benservito, imprescindibile perché dopo questa comunicazione sconvolgente mi sono resa conto che la saturazione degli spazi casalinghi lo era molto di più, improrogabile perché abbiamo firmato il contratto a partire dal primo novembre. Dunque ci siamo, il conto alla rovescia è partito e quasi vicino allo zero. Motivo per cui ieri pomeriggio mi sono inoltrata nel ginepraio di bagagli, buste (sacchetti per chi legge a nord di Roma), fili, carte, pezze, stracci, detersivi e custodie abbandonate del ripostiglio-Inferno-della-casa. Il trekking nella foresta pluviale venezuelana è stato più rilassante. Lì un po’ di rami in cui farsi strada, qui la quotidianità impazzita, rimandata, abbandonata alla massima del “poi si pensa”, all’autoconvincimento illusorio del “metterò a posto, un giorno” o dell’ancora più illusorio “butterò”, che si avvera solo con un trasloco.
Mio nonno diceva che nella vita bisogna traslocare spesso, così si eliminano tutti quegli oggetti che chissà perché non buttiamo mai, scoprendone l’effettiva inutilità solo al cambio di casa. Ora che ci penso, mio nonno diceva anche di tagliare i rami secchi, ma in altri contesti, dato che lui non ha mai fatto trekking nella foresta pluviale. Nell’Inferno spesso vengono smarriti degli oggetti che siamo convinti siano lì, ma che in realtà appartengono al Purgatorio, ovvero l’ingresso di casa in cui abbiamo affastellato tutto quello che non entrava più nei gironi del ripostiglio. Per fare un esempio, le borse di mare con tanto di ghiaccio sintetico dentro e palette per mescolare l’insalata erano sulla poltrona del Purgatorio, trovate perché si cercava la borsa da spesa prima di andare al mercato. Mi aspetto altri grandi ritrovamenti prima dell’addio definitivo a questo cimitero dell’ordine. Lo sfratto ha fatto rima con la consapevolezza che eravamo letteralmente esplosi, in procinto di iniziare una guerra senza esclusione di colpi con le cose ribelli ed insofferenti a schemi o catalogazioni. Mi scopro animista pronta a contemplare che direzione prenderanno queste cose nella nuova casa e diffidando del Paradiso, che si realizzerà all’insegna dell’Inferno da scontare e del Purgatorio da vivere. Che colpa ci posso fare io se fascicoli e cartelle stampa a volte migrano in cucina? Se giornali e libri mirati a diffondere sapere dappertutto, come è loro compito, sfuggono dagli scaffali e si posano su sedie e tavolo comuni? Immagino già nella nuova casa un indice alzato ed agitato a mo' di metronomo in segno di divieto, una posa simile a quella del Cristo Redentore di Rio a scongiurare l’esodo degli oggetti, la loro migrazione, il loro pellegrinaggio verso un destino ignoto come il nostro. Non ci sarà animismo nella nuova casa, ma determinismo meccanicistico cosale. Addio realismo magico, addio metempsicosi degli oggetti. Il Paradiso si sconterà vivendo il Purgatorio dell’organizzazione e l’Inferno della condanna per chi elude elvetici precetti. Addio Sud, meridione caciarone e vagamente studentesco. E’ l’ora del Nord e dell’ordine, che non tollera suspense sul destino degli oggetti, dando in cambio la possibilità di guadagnare tempo in attività diverse dalla loro ricerca.
3 commenti:
Vale? manco se te vedo...scontare l'inferno dell'ordine dico...!!!
La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu
La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu
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