lunedì 22 ottobre 2007

Giallo Barcaccia

I futuristi sono tornati, o almeno così pare dopo la rivendicazione di chi avrebbe versato anilina nella fontana di Trevi, decretando un nuovo colore ribattezzato dai media come Rosso Trevi. Forse perché Garavani si è ritirato a vita privata portandosi appresso il suo celebre rosso Valentino? Le cronache del giorno vedono l’indagato difendersi dalle accuse e sostenere che le telecamere hanno filmato un uomo a lui somigliante. Il denunciato, però, non lesina dichiarazioni, interviste e conferenze stampa, visibilità di cui lo priverei se innocente. Spetta a chi ha compiuto il gesto esporsi e spiegare il perché di un atto sicuramente pittoresco e colorito, oltre che colorato e dalla poetica pittorica. Lo spettacolo per i soliti turisti sarà stato davvero unico. Vuoi mettere l’originalità delle loro foto al cospetto di quelle tutte uguali già viste con acqua trasparente e monetine sullo sfondo? Vuoi mettere l’invidia di amici e parenti alla notizia che loro c’erano alla rinascita del movimento futurista, avanguardia cui il Nostro si è richiamato? Veramente l’effetto ha destato una certa impressione senza essere impressionista. Scomoderei l’Espressionismo, dato che quanto ha colpito di più è stata l’immagine veramente forte di sangue evocata da questa fontana in cui Anitona si è immersa nella “Dolce Vita”. Il richiamo esplicitato dal presunto colpevole è anche contro la Festa del Cinema di questi giorni. La fontana si vendica ed attira curiosi, stornandoli dalla Bellucci & co., dive contemporanee di un mondo cinematografico che parla effetti speciali, mentre la Bellucci, purtroppo, parla in una dizione che attira doppiatori anche dalla provincia di Bari, giustamente convinti di poterle dare almeno una caratterizzazione comica. Altro tema che ha determinato l’azione, la denuncia del precariato. Se tutti siamo esposti ad un’irritante variabilità, ormai anche climatica, perché preservare i monumenti nella loro eterna fissità cromatica? Bisogna dare il via libera ai colori e ad un sano surrealismo dei gesti, sicché mi candido ed annuncio la mia prossima azione emulativa.
Sarò un esponente dell’avanguardia fauvista. Il movimento mi spetta di diritto dopo la folgorazione avvenuta in camera di mia sorella, che ha appeso alle pareti una copia del quadro di Matisse “La Danza”. Io però declinerò questa corrente in una chiave gastronomica suggeritami dalla terra che ha ospitato i mei natali, non potendo tacere a me ed al mondo, che presto saprà, l’assonanza ortografica tra i fauves e le fave rese cremose da sapienti mani. Perfette se cotte sul fuoco nella pignata (apposito contenitore in cui si cucinano i legumi) e rigirate fino a quando non assumono una pastosità densa e cremosa di colore giallo, simile al preparato necessario per fare il gatò di patate. Un po’ di cicoriella come confavatico e via, il piatto è servito. Perché evocare sangue quando ciò cui aspirano tutti è di certo una bella mangiata? E così un giorno, ambasciatrice di Puglia a Roma, i turisti mi vedranno avanzare verso piazza di Spagna con una grande pignata di fave, riversandone il contenuto nella Barcaccia preventivamente svuotata (qui mi servono complici, l’appello è lanciato). Le rivendicazioni? Le più svariate. Tra le più urgenti, l’estinzione del congiuntivo nell’indifferenza generale e la mancanza dei necessari stimoli per cimentarsi nel Sudoku. Ne seguono altre che accompagneranno ogni riempimento di Barcaccia, a quel punto invocato da tutti indifferentemente, in qualsiasi movimento si riconoscano. Cucchiaiate di fave al bordo della fontana, turisti in visibilio, Puglia in auge, boom di visitatori nel Lazio e dal Gargano in giù fino al tacco dello Stivale, partnership tra le due Regioni e chissà quant’altro. Una foto mica la mangi, le fave sì. Il limite dei fauvisti è essersi fermati al colore, alla forma, ma alla gente, si sa, interessa la sostanza, specie se commestibile.
Quindi, miei lettori, siete avvisati; a breve entrerò in ballo io, fauvista delle Puglie e madre di un nuovo colore: Giallo Barcaccia.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ok! La storia del congiuntivo te l'appoggio, e non solo perchè ormai non venga più usato "nell'indifferenza generale", ma sopratutto per le critiche che giungono quando lo si usa! Udite udite!

p.s. se non sbaglio le fave non si girano finchè non SONO pronte....ma chiedi conferma al tuo amico cuoco! ;)