lunedì 4 giugno 2007

Sindacati truccati

Quale dovrebbe essere la funzione di un sindacato? Tutelare i più deboli sul piano lavorativo. Dov’è il trucco? Che te lo fanno credere per tutta la vita pre-lavorativa, fino a quando non scopri, dopo aver pagato la quota per associarti, povero illuso, che la tutela vale per chi ha già un contratto e dunque le sue belle garanzie già le ha conquistate e certificate.
Ora vi racconto il mio pomeriggio allucinante presso l’Associazione Stampa Romana, sindacato della categoria cui, ahimé, appartengo con molti ‘se’ e troppi ‘ma’. Vado in cerca di un sindacalista sulla scorta di quello sentito per telefono ma operante in altro territorio di competenza, e mi ritrovo una faccia sin troppo nota. Una signora non giovane né vecchia, non bella né brutta ma classificabile senza tema di smentita con l’epiteto di befana. Mi ero già rivolta a lei con esiti ridicoli dal punto di vista informativo (“Se va sul sito dell’Ordine e della Federazione Nazionale Stampa Italiana trova tutto”. “Grazie” , e tu qui che ci stai a fare? La domanda formulata solo mentalmente).
Questa volta di ridicolo era tutta la situazione: io che le parlavo della possibilità di poter strappare un contratto come Cristo comanda, lei che mi replicava “ma anche i co.co.co sono accettati dall’Ordine”, tanto che ho pensato di aver sbagliato indirizzo e di trovarmi faccia-a-faccia con la segretaria della Fieg (la controparte, cioè la Federazione italiana degli editori e dei giornalisti). “Io non la sopravvaluterei”, mi ha detto un collega la sera stessa a smorzare la mia indignazione, sottolineando l’impossibilità di questa gente di ricoprire qualsiasi ruolo. Intanto stanno lì, non si sa a fare che. Anzi, sì, perché in una pratica la Nostra era bravissima e certosina, davvero ammirevole: il make up.
“Un miracolo che lei mi abbia trovato qui, stavo uscendo”, un’altra sua frase storica, pronunciata come le altre mentre s’incipriava il naso e degnando la sottoscritta di pochi e distratti sguardi, rivolti allo specchietto che le avrei fatto volare con molta goduria. Flashback, la mia memoria torna ad un altro episodio presso il Municipio del mio paese alla vigilia delle elezioni. Ero segretario di sezione e sono andata con mia sorella, presidente, a dare gli estremi anagrafici. Qui un’altra ineffabile figura mi fa un cenno col mento di parlare mentre disserta al telefono con la figlia su contenuti e preferenze dell'imminente pranzo. Lì ho avuto una reazione molto più dignitosa: muta, ho incrociato le braccia ed assunto un’espressione inquisitoria, aspettando che quella attaccasse il dannato telefono e mi riservasse la totale ed esclusiva attenzione, come il suo troppo ben retribuito lavoro imponeva. Il tutto sotto lo sguardo tra il divertito e l’imbarazzato di mia sorella, che troppo spesso si vergogna delle mancanze altrui, cercando di coprirle venendo incontro a richieste assurde come quella mimata col mento. Ma siamo impazziti?
Qui era diverso ed uguale, poiché il mio ruolo di persona alla ricerca di informazioni mi imponeva di parlare, ma il muro retribuito e maleducato di fronte a me assolutamente identico, con dei trucchi in più. Lì il cibo, qui l’immagine. Lì la disbriga di pratiche di routine come mansione, qui il ruolo di consulenza, tradito e disatteso da una disinformazione avvilente ed incipriata. Domando su suggerimento del mio direttore se posso avere una busta paga tipo, anche con i minimi garantiti. “No, non possiamo darla”. Forse avrà capito la busta paga di un tipo e si sta appellando alla privacy? Continua il suo trucco, infinito, snervante: una maschera grottesca d’indifferenza rassettata ed incorniciata da capelli freschi di parrucchiere.
Mi alzo, la saluto, bisbiglio persino un “grazie”, mentre penso di scrivere a Libero, Il Giornale e simili per unirmi al coro anti-sindacale ed ho un moto di rabbia per la mia generazione imbalsamata e scontenta, forte delle garanzie dei genitori ma debole delle proprie. Penso ai giovani di Parigi, alla meritocrazia sempre sbandierata e mai applicata.
E schiumo di rabbia al cospetto di sindacati ben truccati, attenti a mostrarsi sempre al meglio mentre danno di continuo il peggio.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

I Sindacati...si, si...uhm,uhm...come no....rappresentanti dei lavoratori o piuttosto "accaparratori" di tessere?

Federica Meta e Francesca Pucci ha detto...

non potevi descrivere meglio la situazione...sindacati? organismi preposti alla tutela di diritti che ormai si sono trasformati in privilegi...soprattutto in ambito giornalsitico. Ci vorrebbe una lettera piccata come solo tu sai scrivere ad Augias..anzi no..troppo connivente..a Il Giornale...mio malgrado!

rodianella ha detto...

basta, ora lo copio e lo incollo sul forum di severgnini!!!vabbè aspetto, se non lo fai tu poi lo faccio io...fammi sapere! ;-)
miticaaa

Anonimo ha detto...

Cara Amaresca, inauguro la mia presenza nel blog con l'episodio di questa mattina, quando sono andata nella stessa palazzina in cui ti sei recata tu, ma a un piano diverso. Non ero proprio in un sindacato... peggio, in un'associazione pseudo-pubblica che si fa pagare l'iscrizione per non fornire alcun servizio.. Insomma, la centralinista/segretaria ha allietato la mia attesa con telefonate in cui raccontava i suoi problemi con le porte di casa... credo se la prendesse con i genitori che l'avevano indirizzata verso un operaio che non le aveva concluso il lavoro o che le avevano fatto comprare una porta non adatta. Poi se l'è presa con l'operaio che le ha suggerito di scartavetrare e stuccare un qualche cosa... E nel frattempo l'altra linea telefonica squillava, squillava... E il povero utente (presumibilmente iscritto e pagante) aspettava, aspettava...