Cosa mi dice ‘Beverly Hills’ oltre dieci anni dopo? Innanzitutto che il tempo è passato, e va bene (ma anche no). Poi che lo sapevo mi stavo ingannando quando pensai: “Chi se la rivede la serie, anche se è ricominciata? C’è un’eternità tra la sua fine ed ora”. Tra la mattina ed il pomeriggio, però, c’è il caldo e l’afa di questi giorni che, come nel caso di oggi, destinato a rimanere isolato, mi fa deviare dalla retta via: non quella che conduce al Regno dei Cieli, ma alla palestra.
Così mi accomodo e vedo una puntata anni Novanta che più Novanta non si può: Brandon (il bravo ragazzo) con i jeans a vita così alta che per poco non ci si strozza, Steve (il più goliardico) con delle camicie imbarazzanti, David (quello che al liceo 'West Beverly' nessuno voleva con l’amico scemo che si spara, ma che poi diventa il più fico di tutti) con una sorta di felpone a quadretti. Le ragazze, tutte con i vestiti a fiorellini: Andrea intellettuale e bruttina, Kelly (la sciupauomini) pallida come la morte, Donna (quella un po’ tonta) dal viso equino, Brenda (la gemella di Brandon…che fantasia, i genitori!) con un malcelato complesso d’inferiorità nei confronti del bravo Brandon. I Walsh, genitori dei gemelli e famiglia modello da cui scappare più di tutto: middle class americana da brividi, buonsenso e ragionevolezza, gli educatori d'Oltreoceano di noialtri che li contemplavamo nell’Europa dove una Monica Lewinskj non avrebbe mai scatenato un tale parapiglia. Infine lui, il fascinoso, quello sfigato senza famiglia ma con milioni di dollari nel conto: Dylan. Né più né meno di un Fonzie in versione ricca anni ’90, che trova nei Walsh, come quello nei Cunningham, un punto di riferimento. In ‘Happy Days’ c’era Arnold’s, qui il Peach Pit. Persino Richie e Brandon, i bravi ragazzi delle due serie, scelgono di fare lo stesso mestiere: giornalista. Perchè chi è preparato scrive sui giornali, come dimostreranno le loro carriere. Meritocrazia che sprizza da tutti gli episodi di entrambe le serie. Se sei bravo e t’impegni, sfondi. Li farei venire in Italia, dove giornalisti diventano gli ultimi della classe, e si danno tesserini a chi pensa che Capo dello Stato e Presidente del Consiglio siano la stessa cosa. Ovviamente ci sono le eccezioni. Ovviamente…
Quali sono dunque le mie impressioni guardando le colline di Beverly dopo tanto tempo? Che sono sempre più lontane, nonostante gli aerei e la globalizzazione. Agli hot dog americani ho sempre preferito la pasta al forno di mamma, e quello che invidiavo ai membri della combriccola non erano tanto le belle macchine, quanto le possibilità di affermarsi e rendersi visibili in un mondo competitivo ma giusto, non comprensivo ed iniquo. Dare a tutti in parti uguali, a prescindere dal loro valore, equivale a mortificare i più meritevoli. E questo è il mio lato americano: l’unico, forse. Perché se rivedo bene la serie noto una distanza siderale, e non solo di tempo. Le ragazze Alfa e la confraternita dei Fratelli all’università, gli studenti che non hanno mai un grattacapo economico, gli amorazzi femminili sempre con strafichi palestrati e pure intelligenti, per non parlare di quelli maschili, con le classiche pupe da schianto. Ma per favore. Ricordo al liceo le mie compagne di classe e qualche insospettabile amico con gli album e le figurine di questo mondo patinato, che io pure guardavo ogni giovedì sera con un misto di attaccamento (le vicende narrate erano pur sempre quelle della mia età) e senso critico. Già all’epoca mi sembrava così posticcio, figurarsi ora, quando i pochi miti sono caduti e sopravvivo ai riti della quotidianità più bieca, prosaica e spoetizzante, come quella che mi vede spettatrice delle ricche colline stelle e strisce mentre addento un melone nell’arsura capitolina. Febbre da cavallo continua a vincere su quella più celebre del sabato sera. Vogliamo paragonare le colonne sonore, oltre che gli attori e le trame dei due film? Non c’è storia. Alle colline di Beverly preferisco i colli romani, allora come ora. Meritocratici quelli, inciucioni questi? Vuol dire che ci si regolerà di conseguenza. Per continuare a mangiare pasta questo ed altro!
Così mi accomodo e vedo una puntata anni Novanta che più Novanta non si può: Brandon (il bravo ragazzo) con i jeans a vita così alta che per poco non ci si strozza, Steve (il più goliardico) con delle camicie imbarazzanti, David (quello che al liceo 'West Beverly' nessuno voleva con l’amico scemo che si spara, ma che poi diventa il più fico di tutti) con una sorta di felpone a quadretti. Le ragazze, tutte con i vestiti a fiorellini: Andrea intellettuale e bruttina, Kelly (la sciupauomini) pallida come la morte, Donna (quella un po’ tonta) dal viso equino, Brenda (la gemella di Brandon…che fantasia, i genitori!) con un malcelato complesso d’inferiorità nei confronti del bravo Brandon. I Walsh, genitori dei gemelli e famiglia modello da cui scappare più di tutto: middle class americana da brividi, buonsenso e ragionevolezza, gli educatori d'Oltreoceano di noialtri che li contemplavamo nell’Europa dove una Monica Lewinskj non avrebbe mai scatenato un tale parapiglia. Infine lui, il fascinoso, quello sfigato senza famiglia ma con milioni di dollari nel conto: Dylan. Né più né meno di un Fonzie in versione ricca anni ’90, che trova nei Walsh, come quello nei Cunningham, un punto di riferimento. In ‘Happy Days’ c’era Arnold’s, qui il Peach Pit. Persino Richie e Brandon, i bravi ragazzi delle due serie, scelgono di fare lo stesso mestiere: giornalista. Perchè chi è preparato scrive sui giornali, come dimostreranno le loro carriere. Meritocrazia che sprizza da tutti gli episodi di entrambe le serie. Se sei bravo e t’impegni, sfondi. Li farei venire in Italia, dove giornalisti diventano gli ultimi della classe, e si danno tesserini a chi pensa che Capo dello Stato e Presidente del Consiglio siano la stessa cosa. Ovviamente ci sono le eccezioni. Ovviamente…
Quali sono dunque le mie impressioni guardando le colline di Beverly dopo tanto tempo? Che sono sempre più lontane, nonostante gli aerei e la globalizzazione. Agli hot dog americani ho sempre preferito la pasta al forno di mamma, e quello che invidiavo ai membri della combriccola non erano tanto le belle macchine, quanto le possibilità di affermarsi e rendersi visibili in un mondo competitivo ma giusto, non comprensivo ed iniquo. Dare a tutti in parti uguali, a prescindere dal loro valore, equivale a mortificare i più meritevoli. E questo è il mio lato americano: l’unico, forse. Perché se rivedo bene la serie noto una distanza siderale, e non solo di tempo. Le ragazze Alfa e la confraternita dei Fratelli all’università, gli studenti che non hanno mai un grattacapo economico, gli amorazzi femminili sempre con strafichi palestrati e pure intelligenti, per non parlare di quelli maschili, con le classiche pupe da schianto. Ma per favore. Ricordo al liceo le mie compagne di classe e qualche insospettabile amico con gli album e le figurine di questo mondo patinato, che io pure guardavo ogni giovedì sera con un misto di attaccamento (le vicende narrate erano pur sempre quelle della mia età) e senso critico. Già all’epoca mi sembrava così posticcio, figurarsi ora, quando i pochi miti sono caduti e sopravvivo ai riti della quotidianità più bieca, prosaica e spoetizzante, come quella che mi vede spettatrice delle ricche colline stelle e strisce mentre addento un melone nell’arsura capitolina. Febbre da cavallo continua a vincere su quella più celebre del sabato sera. Vogliamo paragonare le colonne sonore, oltre che gli attori e le trame dei due film? Non c’è storia. Alle colline di Beverly preferisco i colli romani, allora come ora. Meritocratici quelli, inciucioni questi? Vuol dire che ci si regolerà di conseguenza. Per continuare a mangiare pasta questo ed altro!
3 commenti:
Beverly non si tocca Vale! Anche se a dire il vero anche io lo guardo pensando a quanto sia distante il tempo in cui lo adoravamo...se pensi che io facevo le medie!
Allora ti chiedo: meglio i colli a stelle strisce, quelli romani o quello ostunese? ah ah ah
Effettivamente agli hambunger del Peach Pit ho sempre preferito la cucinia italiana..ecco forse a loro non invidiavo le salse che imbrattavano i panini...e lo scrivo mentre mangio un panino con la lonza di culatello, regalo del mio zio metadeputato! Per il resto si, un po' di invidia la provavo!Non tanto per la vita patinata che conducevano, quanto anche io - perchè in questo io la amaresca siamo molto simili - per le possibilità che gli venivano date nello studio, nel lavoro...Se uno come Steve, che certo di intelligenza non brillava, si è potuto aprire un gionale, piccolo ma pur smepre un giornale, e Brandon, che era sì volenteroso ma non certo brillante (come noi due cara la mia amaresca!!!..concedetemi un pò fare un pò di marketing), è andato a lavorare alla Casa Bianca in epoca Clinton (perchè non so se si era capito ma quel telefilm "odorava" di partito democarico - americano eh - a distanza di km dallo schermo tv!)..allora vuol dire che B.H. dovrebbe essere tramesso anche nelle direzioni e nelle redazioni dei giornali italiani..tanto per ricordare cosa voglia dire la parola meritocrazia. Magari riesco ad avverare il mio sogno: seguire la campagna elettorale di Hillary Clinton...tanto per abituarmi a bazzicare ambiti democartici(?)!!!!
Quello ostunese mi ha visto nascere, quelli romani hanno assistito a timidi (ma anche sfrontati,soprattutto ultimamente) tentativi di autoaffermazione, e quelli stelle e strisce appartengono ad un'altra cultura, per la quale se non ti puoi permettere l'assicurazione ospedaliera puoi pure crepare.
Secondo te per quale opzione propendo, sic rebus stantibus?
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