giovedì 28 giugno 2007

Meglio soli che lune

Non si spazientiscano quanti non sopportano le freddure al titolo di questo post, che prende le mosse da un’altrui citazione liceale. Domani, SS. Pietro e Paolo nonché festa a Roma, me ne vado al mare. Il mare de Roma. ‘Na fogna, se paragonato al mio, ma meglio de gnente. Ci vado da sola?
No, con degli amici, tutti soli come me, nel senso astrale ed esistenziale del termine. Oddio, mi sento più luna che sole, anche se rido spesso, da sola ed assieme agli altri soli-amici. A volte sono sòla, in senso romano, ma solo con chi se lo merita. Rendo quanto avuto. Quando l’altro è sole sono sole, quando mi dà sòla rispondo con sòla. E le mie lune? Quelle per gli eletti, che se le subiscono tutte. La luna storta è la mia preferita, in disaccordo perenne con quella creativa e che mette a dura prova quanti mi vogliono bene, facendo impietose selezioni. Ma sto divagando.
La mia stagione balneare è iniziata a metà giugno, in un fine settimana a casa. Primo giorno di mare e pelle color calce, ma sempre di meno. Quando ero più piccola il mio candore in tutti i sensi era quasi imbarazzante, le scottature sempre dietro l’angolo, il colore brunito da meridionale classicamente intesa una lunga e faticosa conquista, paragonabile ad un contratto nel XXI secolo, e tutto ciò nonostante per me la stagione balneare iniziasse ai primi di giugno per finire a settembre, almeno quando ero piccola ed andavo sulla spiaggia con mia madre, insegnante. Poi con gli amici, nell’estate di fine liceo ed in quelle a seguire da universitaria nel Sud, il periodo si è allungato fino agli inizi di ottobre. Il sole che scotta sempre di più, io che spello ma patisco sempre meno. Mi hanno aiutato i viaggi di lavoro, immagino. Venezuela, Malesia, deserto libico ed egiziano sono state delle belle prove per la mia pelle, che si è un po’ scurita e macchiata di efelidi e nei. Passeggere quelle, permanenti questi. Dalla purezza e pulizia infantili a queste imperfezioni, l’innocenza persa macchia sempre. E non stinge. Lo scotto del tempo e della sindrome da lucertola si paga, non c’è protezione che tenga quando si scende al mare non prima delle 13,00 ed il primo sole è quello sconsigliato dai dermatologi. Ma se si fa vita notturna, come si può essere al mare già alle 10,00 su imitazione di mia madre, che mi guarda scuotendo la testa, e non solo per questa mia abitudine suicida?
Quindi meglio un colore lunare? Di questo parere la mia coamica, che col suo biancore d’altri tempi, degno di un Ottocento con tanto di ombrellino a parare i raggi, mi prospetta i danni dell’esposizione solare. Non è ostilità verso il mare, quanto un consiglio a goderne quando il sole è già basso. Tramonto, oppure una passeggiata coi vestiti in mesi deserti e dagli inoffensivi raggi solari. E la bellezza di un paio di gambe abbronzate? Il contrasto che mi fa tanto ridere tra palmo e dorso delle mani, che mi ricordano quelle di Mami di ‘Via col vento’ ed al cospetto del quale esclamo sempre, come una scema, “Misis Rosela”?
Degnissima espressione con la quale apostrofo in estate mia madre, bruna sempre, extracomunitaria venuta dall’Africa durante la bella stagione. Un giorno, in occasione della festa patronale, delle donne nigeriane alle bancarelle le chiesero da quanto tempo stesse in Italia e da che zona del Continente Nero venisse. L’estate i miei sembrano davvero una coppia mista. Mio padre, pressione bassa e colorito mozzarella, che se proprio volesse farsi un viaggio dovrebbe andarsene in montagna. Al suo fianco mia madre, pressione alta e color terreo, esaltato da vestiti arancioni, o gialli, o a fiori sempre vistosi. La notte estiva le si vedono, a determinati riflessi, solo i bulbi oculari ed i denti, e mi ricorda gli Orixà brasiliani per come me li immagino, mentre mio padre mi richiama alla memoria letteraria la luna di Estancia cantata spesso da Amado in ‘Teresa Batista stanca di guerra’.
Amo il sole, mia madre mi ci ha immerso sin da piccolissima, quasi sdegnata quando mi arrossavo: “Hai preso la carnagione di tuo padre”, mi diceva spalmandomi la crema protettiva tra la constatazione ed il rimprovero. Non solo quella. Ho preso soprattutto la luna, pronta ad impallidire nel suo pallore al cospetto della malinconia, quella sì, più nera.
Forse è per questo che quando mi si definisce solare non posso fare a meno di pensare ad un’eclissi lunare.

2 commenti:

Federica Meta e Francesca Pucci ha detto...

..meglio soli che lune..ma anche meglio soli che male accompagnati..e la nostra melanconia ormai congenita ce lo ha insegnato! chissà cosa avrebbero detto gli esponenti dell'ècole barisienne!

Anonimo ha detto...

Ma oggi che il compleanno è il tuo? niente post???
comunque... AUGURI!