lunedì 29 settembre 2008

Il regalo della testimone

Lo so che molti di voi si sono rassegnati. Ai post irregolari, (“Quand’è che ne scrivi uno? Al lavoro mi annoio!”), alle promesse mancate (“Ma insomma, la trilogia di Prati?”), allo sguardo assente e svagato (“Mi senti? Ti ricordi? Hai capito?”), ma il fatto che alla fine ci proviate ancora a venire qui, a darci un’occhiata, testimonia la fiducia di cui nonostante tutto godo. Cosa ho fatto dunque in questo periodo? La solita tiritera, condita da un po’ di depressione, fino a quando non si è tramutata in sgomento alla comunicazione che sarei dovuta partire per una minicrociera alla volta di Barcellona. Inutile entusiasmarsi, perché tanto ci sono scesa poco più di un’ora per risalire a bordo. Fortunatamente ho trovato un tempo splendido, dato che il mio massimo timore era imbattermi nel mare grosso come accadutomi al ritorno da una minicrociera da Palermo a Civitavecchia, quando il libeccio iniziò a soffiare sul Tirreno non dandomi scampo e costringendomi a passare una notte abbracciata al water, come dopo certe feste giovanili. Ne parlo con Floriana cui dico che posso portare un’altra ragazza dato che divido la stanza con una collega che porta un’amica e chiedendomi chi contattare dato che tutte lavorano. E quella senza dubbi dice: “Portaci me, prendo mezza giornata giovedì ed un giorno di permesso venerdì, voglio venireeee!”. Ed io le dico che va bene, per me…poi, mentre parlo con l’ufficio stampa della compagnia per comunicare gli estremi della sua carta d’identità, mi viene il lampo di genio: “Sai, sono la sua testimone, è il mio regalo per le nozze”. Quella rideva, magari però riuscivo a convincere la sposa. Provarci non mi costava niente, esattamente come la minicrociera. Questa cosa che i regali bisogna pagarli, poi, qualcuno me la deve spiegare. Soprattutto mi deve spiegare con cosa, dato che ho avuto il malaugurato momento di sincerità di dire a Floriana che mi avrebbe fatto piacere, in qualità di testimone, regalare a lei ed al suo futuro marito le fedi, dall’alto valore simbolico. E quella che cosa mi va a sghignazzare? “Bene, vuol dire che sceglieremo quelle con i brillantini!”. Un grande senso dell’umorismo, quello della futura sposa. Insomma, fatto sta che Floriana alla fine viene con me per davvero. Tanto vera è stata la sua adesione che al momento dell’appuntamento con la navetta per Civitavecchia la tipa delegata a raccogliere i pervenuti aveva il nome suo, non il mio. Questo me lo sono spiegato subito, dato che informata all’ultimo momento ho dato gli estremi del mio tesserino di giornalista, correggendoli il giorno dopo con quelli della carta d’identità di cui al momento ero sprovvista, al contrario di Floriana quando ho comunicato i dati per la prima volta. Servendo agli organizzatori solo il documento d’identità o il passaporto, come dettomi dall’ufficio stampa il giorno dopo, ho subito provveduto, ma evidentemente la lista è stata fatta già dal primo giorno. Lo stesso si sarebbe ripetuto all’imbarco? Per fortuna no, la mia autostima ne avrebbe un po’ risentito, da invitata essere considerata a rimorchio di Floriana sarebbe stato un po’ troppo. La patita delle crociere ha subito preso in mano la situazione, inquadrando cabina e sua ubicazione, mentre io, staccando completamente il cervello, mi affidavo a lei per qualsiasi azione non concernesse il mio lavoro. La chicca della crociera è stata la carta vip, che dava accesso a tutti i servizi della nave praticamente gratis, mettendo in conto i costi nientemeno che all’armatore stesso. Una pacchia. Non parlo degli alcolici, consumati in maniera modesta (solo una birra ed uno spritz in due giorni), perché Floriana non è mai stata una beona ed io sono veramente cresciuta, me ne rendo conto anche da questi particolari. La carta vip comprendeva anche la beauty farm e tutti i trattamenti connessi. Quindi Floriana, approfittando della sua pressione alta che la fa schizzare dal letto ad ore per me impensabili, andava lì a fare idromassaggio, sauna e bagno turco ogni mattina, tornando per sua stessa definizione “molle”, mentre io non sarei tornata mai più, avendo alle quattro del pomeriggio una minima inferiore a sessanta ed una massima che a malapena arriva ad ottanta. Discorsi da vecchi? No, discorsi da ipotesi. Durante la conferenza stampa si è girata in lungo ed in largo la nave, facendomi compagnia nell’aperitivo di rito e godendosi un mare liscio come l’olio che non mi ha distolto dalla mia Xamamina preventiva e causa di coma notturno e semidiurno. Abbiamo mangiato divinamente, parlato un po’ di tutto e, nella sosta di poco più di un’ora a Barcellona, la futura sposa ha avuto l’abilità di comprare tre completi da Zara; individuare uno Starbucks per prendere, senza carta vip e dunque pagando con soldi sonanti come ormai si era disabituata a fare, una cioccolata calda per me ed un frappuccino per lei; acquistare, sempre senza carta vip, due magliette ed una spilla da Hard Rock Café. Un fenomeno, un’indemoniata? No, un’ipertesa senza dubbio, di quelle gravi. Io, ipotesa, non ho fatto una piega. I miei acquisti li faccio da lei, che mi regala, nuovo, il vestiario appena messo che non le va più (e per forza, a furia di frappuccini e caramello…e meno male che a Roma non c’è Starbucks!). “Ehi, bella, se vuoi, la mia bomboniera sarà ciò che non mi va più”, mi ha detto la bastarda quando le ho riferito che questo viaggio era il mio regalo per le sue nozze. Allora ho pensato per l’ennesima volta di essere la degna testimone di una sposa così spiritosa. Il momento più triste del viaggio, l’unico veramente sottotono? Quando abbiamo dovuto riconsegnare alla reception la carta vip prima dello sbarco. “Adesso pagheremo pure l’aria che respiriamo”. L’ho detto in dialetto, facendo ridere Floriana e pensando che, in effetti, magari fossi riuscita a trovare un po’ d’aria come la intendo io a Roma. In effetti avremmo pagato sì, ma lo smog, puto inquinamento.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

è vero! chi lo ha detto che i regali bisogna per forza pagarli? e chi ha detto che bisogna per forza fare "grosse" bomboniere ai testimoni! Puntiamo sulla simbologia! Tu le fedi coi brillanti e noi un bel quadretto dipinto con la mano del cuore!
Per i vestiti...che dire...lascio la roba sfiziosa a te e mi vesto di soli tailleur. Che amarezza! La vita lavorativa diventa sempre più triste in tutti i sensi. Pensa a quando saremo in procinto (speriamo) di allargare la famiglia...allora sì che la roba non mi andrà davvero! E immagino per sempre visto che l'età oramai non aiuta più a smaltire kili in eccesso.

Amaresca ha detto...

Dimmi che la "k" di chili ti è scappata così, per sbaglio, altrimenti rinuncio seduta stante al mio futuro ruolo. Non oso pensare alle mie reazioni di fronte al quadretto dipinto. Ti dico solo che potrei leggere di prepotenza la preghiera dei fedeli con i testi ispirati alle conversazioni di quelli del bar sotto casa ad Ostuni o a Roma, scegli tu la lingua. I contenuti, tanto, rimangono quelli.

Anonimo ha detto...

la k è voluta, pensata e provocatoria. E' come scrivere meil o cosa facete. Tranquilla.
Ci mancherebbe altro!
La cosa del bar mi piace...
proposta: organizziamo un prematrimonio in cui ci sposa epifani, tu leggi quella "preghiera", io mi vesto di nero, alessandra porta le manette di piuma rosa al posto delle fedi, gilda....gilda....gilda cucina qualcosa e ...al resto pensiamoci!

Unknown ha detto...

Spanate, spanatissime!!!
Vorrá dire che inizieró a cercare la ricetta dei confetti anche se, conoscendovi, vorrete di certo qualcosa di piú sostanzioso.