Raminga è tornata. Si tratta di una scimmietta Trudi che Floriana ha portato con noi a Londra, ad imitazione di un suo amico contattato su Myspace e presentatomi un sabato sera. Lui la porta ovunque vada, testimoniando con tanto di fotografie il suo viaggiare. Raminga a S.Pietro, in un pub dietro piazza Navona etc. A Londra è stata fotografata dappertutto dal temibile duo Floriana-Rodianella che, essendo rimasta con me per ultima a Londra, ha assicurato a Floriana foto fino alla partenza finale. Raminga a Trafalgar Square, sulla mia spalla a Piccadilly Circus, sulla mia testa quando non voleva essere messa in tasca per tornare. Lì è rimasta tutto il tempo ad Ostuni, fino al suo approdo in un’altra capitale. Raminga è tornata a Roma, dopo tanto vagare. Cos’ha da dire, lei che è tanto riservata? Essendo stata nella mia tasca così a lungo ed avendola sempre rispettata nei suoi tempi, assicurandole che l’avrei riportata alla legittima proprietaria come sto per fare, mi ha chiesto di essere sua portavoce. Le paparazze ufficiali ce le ha, le manca una speaker. Mi riservo dunque il diritto di esprimere al meglio i suoi pensieri ed i suoi desideri. Innanzitutto Raminga vuole che il suo ritorno a casa romana da mamma Flo venga festeggiato con tanto di cheesecake, altrimenti non si muove da casa mia dove la tengo su a maccheroni e vino. Quella mangiata da Starbucks non era un granchè e vuole rifarsi con la migliore mai assaggiata. Raminga pensa che Londra sia stata una parentesi fantastica con persone libere di mandarsi affan…., cosa che succede solo con i veri amici. Tutti insieme ed ognuno per proprio conto, anche la baby-sitter che ha accantonato un po’ il suo buonismo. Non lo ammetterà mai, ma quel giorno è stata felice di rimanere da sola a casa mentre tutti eravamo fuori, come la coppia del gruppo lo è stata il giorno dopo quando è rimasta padrona incontrastata della dimora e dell’alcova, come la sottoscritta lo è stata quando la coppia se n’è andata e le ha lasciato l’ampio letto da occupare. Raminga ha riso tanto ed apprezzato il fatto che nemmeno una parola di cortesia formale sia stata pronunciata, benché le attenzioni reciproche non siano mancate. Si è divertita nei camerini a fare le prove degli abiti mentre nascevano irresistibili gag. Si innervosiva quando, per il solo fatto di essere in piedi anche in mezzo al nulla, gli inglesi le chiedevano se fosse in coda, e magari qualche volta gliela pestavano pure, non senza aver pronunciato quel loro continuo “sorry”. La mattina constatava come la razza padrona del mondo, dal vasto impero coloniale, ignorasse invenzioni di sicuro effetto, soprattutto igienico, come il bidet o il miscelatore. Raminga ha fatto anche un’overdose di patate in e con tutte le salse, ha assaggiato la medusa al ristorante cinese dove ha mangiato leggerissimo e non fritto come in Italia, si è leccata i baffi e la coda per il piacere dopo il giapponese, le è piaciuta persino la pizza ‘hut’ che la mamma Floriana, di gusto gastronomico filoamericano, l’ha portata a provare per la prima volta. Pollice verso per i pasti consumati col cappuccino. Raminga scuote il capo: si pasteggia con un buon vino, al peggio con l’acqua. Raminga assapora ancora tutta la birra bevuta, da quella al pub dall’impeccabile cucina thai a quella sorseggiata tra le strade di Soho. London Pride non è solo un marchio, è un atto di fedeltà. Anche se non c’è più la Carnaby Street che le ho raccontato, il Dottor Marteen’s Megastore che pensava gigantesco a Covent Garden ed ha visto strade più strette di quanto si figurasse dai miei resoconti, l’ok a Londra lo dà tutto. La sua metropolitana è sempre una folgorazione, il suo logo geniale, la vita artistica lì sotto qualcosa di lontano dagli autodidatti de noantri. Là regna il merito anche per suonare nei corridoi underground. Come è sotto, è sopra. Pure qua. Raminga si è tappata le orecchie ed il naso al ritorno nella metro di Roma. Improvvisazione e puzza. La Capitale l’ha accolta con la stessa pioggerellina londinese, ed è qualcosa che a queste latitudini non si può sopportare. Lasciateci almeno il sole ad alleviare le pene, gli altri vengono qui anche perché affamati di luce, oltre che di buoni cibi. Si capisce, dunque, perché dopo tanto vagare la scimmietta abbia deciso oggi di restarsene nella mia camera, comunicandomi questi pensieri ed aspettando la cheesecake. Eh, lo so cosa penserete, che mi sto sostituendo a lei agendo arbitrariamente. Raminga sarei dunque io? Chi non lo è, in questo mondo che ci vuole sradicati? Se poi si aggiunge che discendiamo tutti dalla scimmia…
A proposito, le ho lasciato il cellulare, dovesse avere bisogno di qualcosa. Per cui oggi, se mi chiamate, non vi potrò rispondere. Sorry.
5 commenti:
Sono commossa...credo tu abbia finalmente capito lo spirito di Raminga che ha affascinato me e Flo fin dal primo incontro con la pelosa amica...Sono certa che lei conserverà un fantastico ricordo di questa sortita londinese caratterizzata dalla serenità, dalle risate, dal freddo e dall'amicizia che ormai non ha bisogno di altre prove per definirsi tale. Ci conosciamo, ci tolleriamo e, perchè no, ci apprezziamo così come siamo. Io lo ritengo un ottimo traguardo e una ricchezza da custodire con orgoglio e un pizzico, permettetemelo, di gelosia ;-)
Alla prossima avventura gente!
...non sò se essere contento, come genitore della Raminga, o arrabbiato per il pseudo plagio...
Ale
A te la scelta, Alessandro (vi chiamate tutti così, vecchi amici e nuove conoscenze), io per correttezza ho citato la paternità dell'idea.
So bene quanto i creativi siano sensibili al copyright ed al copyleft.
Ma no dai, perchè prendersela e poi ti sta da Dio in testa!!!
Certo che non lo ammetteró mai!!!
Non sono stata felice di restare da sola a casa, ma tanto grata per essere riuscita a fare la mia valigia di costumi!!
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