“Porca miseria, mannaggia a me!”. Inizia così, con un’imprecazione detta in pugliese, la mia settimana. Lunedì mattina, arrivo in redazione, realizzo gli impegni pomeridiani, ricordo che c’è una mostra sugli ulivi con tanto di conferenza di presidente ed assessore regionale al Turismo, che avrei dovuto tallonare per lavoro lasciando Nichi in pasto agli altri cronisti. Ma in realtà, aprendo l’allegato di invito, il volto mi si è illuminato per un’altra presenza assicurata in tale occasione: Sergio Rubini, cioè colui al quale scrissi più di due anni fa per ottenere una prefazione al mio libello di racconti. Ottenni l’indirizzo del suo agente e mi produssi in un’email, speranzosa in una risposta mai pervenuta. Bene, il destino me lo rimetteva davanti, era un segno. Male, avevo dimenticato il libro da regalargli. Un altro segno? Poiché sono fatalista solo quando mi conviene, dico che a questo secondo aspetto si può ovviare e, dopo qualche secondo di riflessioni, ricordo che il mio amico d’infanzia, attore impegnato in uno spettacolo teatrale, ha il suo giorno libero. Lo chiamo e gli chiedo cosa ne pensa di questa mia matta idea. “Mi sembra buona”, dice. Ed io: “Mannaggia alla testa mia ho dimenticato il libro. Se non me lo vai a prendere, addio”. Momento di silenzio. Non poteva? Non voleva? “Naturalmente vieni con me, così facciamo due servizi”. Sì, proprio così, lettori miei, con questo linguaggio ed accento da vero film di Rubini. “Perché, a te non piacerebbe conoscerlo?” Balbettii. “Vabbè, poi vediamo, mo’ fammi andare”. E così, appurata la presenza a casa della coamica, indispensabile per ovvi motivi, ci mando l’attore che arriva in redazione due ore dopo, mentre lo scarico in bagno mi si era bloccato e l’orologio segnava l’approssimarsi della conferenza. “Andiamo?” “Non tengo la faccia, Vale, fai tu”. “Sei sicuro?”. Non cambia idea, quindi stampo curriculum e foto che mi aveva mandato e che ovviamente davano dei problemi di apertura…sennò dov’è la suspense? Mi saluta dicendomi che mi richiama in serata, ha la macchina in tripla fila. “Non ti preoccupare, sta parlato!”, gli dico mentre si allontana. Sì, lo so, il nostro linguaggio è strano, ma con delle cozze ed il rumore del mare ha una sua poesia. Infilo tutto nel libro: la copia della lettera mandata al suo agente e naturalmente conservata, curriculum e foto attoriali e mi avvio. Obiettivo Rubini. Ci raggiunge in piena conferenza facendosi strada tra due ali, lo vedo nettamente alla mia sinistra. Alto, magro e tutto nero, dai capelli alle scarpe. Una magrezza impressionante, un’altezza davvero notevole. Si siede mentre gli altri parlano, assente come pochi, anche se pronto a prendere la parola. Spaesato, ecco. “Povero”, mi dico “Non mi hai ancora conosciuto e già stai così”. Ad un certo punto l’addetto stampa di Nichi fa sventolare il suo orecchino e, in una posa plastica che enfatizza il riflesso delle luci sulla calvizie, comunica che ci sarà un’interruzione di dieci minuti per permettere alle televisioni presenti di intervistare il governatore della Puglia. L’assessore al Turismo comincia a parlare con Renato Pozzetto, la cui figlia ha comprato una casa ad Ostuni. Seduto sul divano in solitudine, lontano ed a pochi metri da me, Rubini. Solo, magro e nero: artista. Mi è facilissimo avvicinarlo, tendendogli la mano e presentandomi. “Ho per lei un regalo”; “Che bello”, fa lui, curioso di vedere cosa uscirà dalla mia borsa di lavoro. Quando gli pongo il libro e gli spiego della lettera, mi dice di non averne saputo nulla, chiedendomi se nel libro ci sono i miei riferimenti. “C’è la lettera stessa”, gli dico, aggiungendo che vi troverà anche curriculum e foto di un attore pugliese mio amico. A questo punto mi sarei aspettata la frase “e che sono, il collocamento?”. Invece mi ha detto: “Ricevo materiale da attori molto spesso, da scrittori raramente”. “Questo era in serbo per lei da due anni”. Ci stringiamo la mano, mi ringrazia e si risiede. Sempre solo. Serginho. “Se lasci il libro sul divano t’spacc la cap sobba a nu cuezz (Ti rompo la testa contro uno scoglio)”, penso. Quale grande soddisfazione quando, poco dopo, lo vedo andar via con la mia opera sottobraccio, messa al fianco di un altro libro chiuso in busta rossa Feltrinelli (un segno? Dobbiamo riscomodare il destino?). Faccio la mia intervista all’assessore, parlo anche un po’ con Nichi e col suo addetto stampa, mangio una burrata che mi sporca il cappotto dopo una gomitata al piatto da parte della solita vecchia imbucata mangiatutto e guardo le foto degli ulivi, che tanto spiegano della mia terra. Il tronco tenace e terragno di terra rossa, “terra di Sud, terra di confine, terra di dove finisce la terra”. Nei suoi nodi l’intrico del linguaggio, nelle sue cavità il nero che sa esplodere in colore, sapori e folclore mai fine a se stesso.
Nero Rubini.
8 commenti:
Mitica Vale!! E chi ti ferma più? Un grande "buuu"(con pollice verso)invece all'amico attore pugliese...lui al destino gli sputa proprio in faccia...che dire...Peggio per lui!
Bella Vale, l'ho sempre detto che sei un bel treno da imitare! In bocca al lupo, all'ombra degli ulivi ;-)
Marianna
Grazie per il supporto, ragazze.
Per riprendere l'immagine del treno, l'importante è non perderlo, quando passa.
Crepi il lupo, alla luce del sole ;-)
due cose: adoro epifani quando fa il timido; rubini..beh..lasciamo stare le sensazioni che mi causa sennò ti chiudono il blog!...vale..adoro anche la tua faccia da culo!
miticaaaaa!!!!!!
Apperò ha amici altolocati la grande Vale!!!
Il commento da Scrittori è mio...
Ale
Peccato, pensavo ad una pluralità di colleghi solidali ;-)
Per ora nessun amico in più, diciamo che se non mi dà un riscontro un corregionale in meno...
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