giovedì 31 gennaio 2008

Astro calante

Da qualche giorno a questa parte ho una caduta verticale del mio entusiasmo. A cosa può essere dovuto? Sicuramente al ciclo che sta per affacciarsi e genera sempre stati d’animo un po’ saturnini, forse al fatto che nel mio condominio ci sono problemi di acqua alle tubature e stanno tutti fuori di testa inclusi noi, perché stare senz’acqua non è affatto divertente in nessuna stagione dell’anno. Ci posso anche aggiungere l’ingiusta condanna dei condomini che hanno identificato in noi, non si sa bene perché data la nostra assoluta e certificabile estraneità ai fatti, i tre responsabili di un’ascensore che rimane spesso aperto. Le rimostranze vengono fatte anche urlandoci le peggiori cose a porta chiusa, mentre ovviamente noi sentiamo tutto. Quest’episodio fatto di ingiurie ascoltate è avvenuto l’altra sera, mentre ero a letto per una fastidiosa influenza. E qui giungiamo al dunque. Questa caduta d’entusiasmo, infatti, dura da quando mi ha colto l’influenza. Come se la febbre avesse segnato uno spartiacque tra due epoche. Madonna mia. Sono stata priva di forze per tutto il fine settimana. Sabato mi sono detta: “Almeno mi guardo il tramonto in santa pace”, e mi sono adagiata febbricitante nel letto, appoggiata a due cuscini, attendendo che il sole calasse. A calare quasi immediatamente, invece, sono state le mie palpebre sotto i colpi delle medicine. “Nooo – mi dicevo – nooo, devi resistere, ci sarà un bellissimo tramonto!”. Buio. Ad un certo punto, come richiamata da antica forza, ho riaperto gli occhi, ma il sole era già dietro San Giovanni. La tipica scia rossastra occupava la prima parte del cielo, poi azzurro e solcato, in quel momento, dalla scia bianca di un aereo. “Uffa, ho perso il tramonto”, mi sono detta mentre cercavo di guardare il più a lungo possibile quell’immagine e cedendo a Morfeo un’altra volta. Ho riaperto gli occhi che era piena sera. Allora mi sono ricordata di una frase di Jim Morrison che campeggiava nei diari delle scuole superiori (non nel mio, io non avevo un diario): “Se una mattina ti svegli e non vedi più il sole, o sei morto o sei tu il sole”. Io invece ho pensato, l’altro giorno: “Se chiudi gli occhi e non vedi più il tramonto, o sei morto o sei tu il tramonto. O stai al tramonto, astro calante che sei”.
Forse ho la pressione bassa, anche dell’umore. Forse sto come i tubi condominiali dell'acqua, danneggiati in qualche parte oscura che non si riesce a trovare nonostante tutti i tecnici. Forse ho avuto la febbre d’esistenzialismo.
Forse di qua, forse di là, una domanda: ma passerà?

2 commenti:

rodianella ha detto...

Hai fatto venire la mania del tramonto anche a me. Quello che ho visto martedì pomeriggio era spettacolare: seduta in groppa ad un cavallo, nella campagna salentina, venticello che preannunciava quasi la primavera e cielo rosso/arancione/rosa...potrà Londra competere con tutto ciò? ;-)

Metapensiero ha detto...

ma non ti sarà venuta una "febbre cerebrale" come a raskolnikov dopo che ha ucciso la vecchia usuraia??? riflettici..ma sappi che qualunque cosa tu abbia commesso o abbia in mente di commettere....parafransando "rasko": non è reato uccidere le persone inutili! vale anche per le uccisioni freudiane...
F.