Oggi è il primo lunedì di dicembre, ma qui voglio ricordare una bella domenica di novembre, nata senza organizzazione e morta quando ho spento le luci in cucina per andare a dormire, decretando la fine dell’ennesima e diversa puntata di questo serial che acchiappa sempre più pubblico. Ennesima perché una puntata popolata da vari personaggi è quasi regolare nella mia casa romana in coabitazione, e questo perché siamo tre persone veramente socievoli, anche se con tempi e durate differenti. Diversa in quanto quella domenica il nostro porto di mare si è riempito veramente parecchio di una fauna varia ed eventuale, sia considerata in sé che nelle interazioni reciproche. Basti dire che a tavola eravamo ben undici, numero risultante dall’unione di due pranzi paralleli con rispettivi commensali. Abbiamo mangiato nella camera-piazza d’armi del coamico, che aveva appena comprato due tavoli Ikea ‘Ingo’, i quali uniti in un ampio ‘Bingo’, come sagacemente notato dalla coamica in strepitosa forma sociale, hanno consentito a tutti di sedere per gustare i ravioli ripieni di mascarpone e ricotta conditi con zucca e due teglie di lasagna preparata da colei che avrebbe dovuto ospitarmi a casa sua ma poi è stata da me convogliata a casa mia, dove il coamico aveva i suoi amici che poi sono anche miei, come anche la mia cuoca è amica sua, dato che ci ha passato il picco dell’estate (e che estate, con quali picchi!) insieme. Insomma, ormai il tetto è comune, gli amici sono comuni, mancano solo i fidanzati in partnership… Qui però, e per un accordo tanto comune quanto tacito, vige il più stretto concetto di proprietà privata. A cose fatte, le carte rimangono come stanno, anche se agli inizi può sorgere un po’ di confusione. Si procede su equilibri (ri)stabiliti (quanto rido mentre scrivo, immaginando certi noti lettori!)
Tornando alla cronaca, un bel pranzo, preceduto da degni preparativi tra stampi da riempire, pasta da passare e ripieno da sistemare lavando i primi piatti sporchi, mentre gli invitati già arrivavano ed i più volenterosi si rimboccavano le maniche per aiutare a preparare i ravioli (fatti a mano, mica pizza e fichi!). Anche i posti a sedere hanno avuto un significato tutto speciale. La mia amica di fronte, vicino al coamico, la coamica vicino al fratello del ragazzo della mia amica, ed io all’altro capo del tavolo, tra la mia ex coinquilina nonché attuale amica, compagna di università dei coamici, ed una loro amica molto intima, ormai di casa per tutti e tre sin dalla vecchia edizione (alias vecchia abitazione). All’altro lato, una coppia di amici di quasi tutti, a fine pranzo di tutti e con una fan in più per uno di loro, ed il ragazzo del coamico, mio amico da tempi in cui ignoravo l’esistenza di questi due matti con cui divido il tetto e le nostre vite procedevano parallele, senza possibilità d’incrocio immediato.
Con la luce del finestrone alle spalle ed il tramonto designato di lì a breve a celebrare la mia digestione, guardavo i coamici di fronte che allungavano portate e centellinavano vino (facile immaginare chi dei due facesse ciascuna attività per chi li conosce), e mi sembrava il vero senso della domenica. Una domenica molto meridionale, con tutte quelle persone a mangiare insieme e la coamica che teneva banco tra le risate collettive con un’aneddotica irresistibile sui costumi di certo popolo della notte. “Sei pronta per stasera?”, mi domanda a pranzo avviato, ed io faccio cenno di sì ricordando che arriveranno per un aperitivo i suoi due amici storici, quelli dei tempi liceali. Persone rarissime, con le quali si può spaziare dal romanesco al latino senza imbattersi nemmeno per sbaglio in un serial o in una parola in inglese, e che perciò sento anche un po’ amici miei senza facili equazioni. Questione di affinità, siglata anche da una foto che ci vede ritratti in tre sul lettone della coamica all’ultima festa, ciascuno intento a fare una cosa diversa. La foto è stata denominata dal coamico che l’ha scattata “Trio”, ma in realtà dovrebbe avere come appellativo “Tre caratterini”. O caratteracci? O caratteristi? Poiché per quanto mi riguarda vanno bene tutte e tre le definizioni, di volta in volta scelgo quella più idonea alla situazione. E siccome sono nel mood caratterista, che è di gran lunga preferibile a quello caratteriale, lascio ai miei lettori il gradito compito di venirmi a trovare domani per leggere la seconda ed ultima parte della cronaca di una vera domenica di novembre a casa nuova.
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