Oggi sono in attesa di domani. Mi rendo conto che possa sembrare un’affermazione lapalissiana (che humor, quel Lapalisse!), ma non lo è affatto. Chi non aspetta il domani? Sì, ma io aspetto proprio domani, giorno che mi vedrà ripresentare il mio libro per mia esclusiva iniziativa. Ciò ha del miracoloso, se si pensa che fino a due settimane fa mi trastullavo nel pensiero di attivarmi a dicembre, quando gli acquisti per Natale sono più vicini. Ed invece la prossima chiusura della libreria che mi ha concesso gratuitamente lo spazio mi ha portato ad anticipare i tempi, organizzando il tutto in una settimana. Sì, avete capito bene. La libreria dove presenterò per la seconda volta la mia opera chiude prima di Natale. Il mio libro sarà l’ultimo ad esservi presentato, e questo perché troppo piccola per sopravvivere tra giganteschi supermercati della cultura, dagli sconti sempre appetibili in un mondo impoverito di tutto. La tristezza di questa comunicazione alla mia entusiastica iniziativa della presentazione natalizia non mi ha fatto desistere dall’intento. Sto cominciando a pensare seriamente che tutto accada per una ragione precisa e da scovare. Così, gonfiando il petto e mettendomi sull’attenti, ho emesso queste parole: “Sarei onorata di essere l’ultima, quella che chiude il ciclo dei vostri giovedì”. Sì, perché la libreria ha un parterre di fedeli che si riuniscono ad ogni presentazione ed hanno nella libreria un punto di incontro, un loro faro che a breve si spegnerà. Immagino già il retropensiero (ma anche ante) di molti, che reputeranno la coincidenza strana o di cattivo auspicio per il mio libro. Invece chiudere un ciclo può essere anche nobilitante, a suo modo. È bello essere i primi o gli ultimi, dà una specie di dignità speciale al fatto, lo iscrive meglio nella cornice di cui fa parte. Quindi oggi aspetto domani, aspettando il domani, quello serio, quando potrò affermare “aspettavo questo giorno da molto tempo”. Domai non lo aspetto da molto, una settimana scarsa, forse proprio da oggi e nemmeno. Ma il domani lo aspetto da una ventina d’anni, e quando sarà l’oggi non ci sarà bisogno di tante spiegazioni. Sarà lapalissiano, come il fatto che ciascuno attende domani, e che domani non si può che attendere.
Ma il domani si può preparare, programmare, propiziare con tanti piccoli domani. Si vive solo oggi e nell’oggi, è vero, ma si aspetta sempre un domani migliore. Per molti la vita è un’attesa, ma io al verbo infinito aspettare, che dà il senso di una durata superiore, preferisco il gerundio aspettando. Mi ricorda qualcosa d’imminente ma anche il Godot di Beckett che non è mai arrivato, aiutandomi a prendere meno sul serio la faccenda. Aspetto dunque domani aspettando il domani. Forse questo spiega la mancata angoscia e la tranquillità di oggi rispetto alle surreali e terribili allucinazioni dell’oggi.
6 commenti:
con tutti 'sti "domani" m'hai fatto venire una labirintite: l'hai ripetuto quindici volte! :)
magari faccio un post-marketta per pubblicizzarti, va..
a quando una cenetta post-fezzan?
attendo inviti (non vi accalcate, eh?)
Qualcuno mi favorisca ubicazione e orario di questo secondo appuntamento.....
Non potró chiaramente essere presente cara Mare, ma forse riesco a spedirti due nuovi lettori!!!
Se Fede (almeno penso sia Federica!!) é in attesa di inviti devo pensare che questo sabato "nada"???
Va buó, mi porto dietro un faló e vi ardo con l'alcool che avreste dovuto ingurgitare...:-PP
mmm gilda sei sulla cattiva strada.
sono un uomo (se vabbè), bastava cliccare sulla "f" per vedere il mio tumblr e rendersene conto!
tra parentesi, là trovi anche ubicazione ed orario dell'appuntamento.
Grazie, ma non avevo tempo di sbirciare e l'ho dato per scontato!
Permaloso???
Spero di no, chi legge questo blog non puó permettersi di esserlo :-))
Ciao
ma nooo!
:) quale permaloso...
ho risposto di fretta, tutto qua!
divertitevi sabato (maledette) in mia assenza.
mi emoziona e lo cito pure: "L'ultimo non si scorda mai"
ci sta, no?
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