Alzi la mano chi almeno una volta nella vita non ha aderito alla filosofia del “Poi si pensa”. Secondo me non esiste qualcuno che non abbia mai sposato il “poisipensismo”, applicabile ai più svariati contesti nelle diverse fasi della vita. Tuttavia il poi si pensa è più divertente ed inquietante nell’età matura, quando si trasforma in un’inequivocabile maniera di eludere una questione, posticipandola solo perché non si hanno chiaramente gli strumenti o la voglia per affrontarla. Io, per esempio, quante volte al giorno abbraccio il poisipensismo? Innumerevoli. Dal rimettere in ordine la mia stanza al rimettere in sesto la mia vita, è tutto un poi si pensa. Forse sono le tre parole più presenti da quando mi alzo a quando vado a letto. Vero è pure che attorno a me è un fiorire di poi si pensa. Il contratto? Poi si pensa! Un aumento? Poi si pensa! Una giusta collocazione e/o attribuzione di meriti? Poi si pensa! A furia di poi si pensa non si pensa più a nulla, o meglio, è tutto un pensare presente al fatto di pensare poi. Non so se il poisipensismo sia meridionale ai giochi pratici, so che di sicuro è universale sul piano più intimo e privato. Di più: il poisipensismo è la forma contemporanea dell’esistenzialismo (dei poveri). Dall’uomo di Jaspers, visto come gettato in questo mondo, all’uomo, studiato dai poisipensisti, che rimanda il suo stesso gettarsi, coerente col poi si pensa. Quindi non ci si butta più, non si agisce. Poi si pensa come guado? Forse, ma di sicuro il poisipensismo è la corrente di pensiero più vicina all’umano che io conosca.
Perché quando l’urgenza preme, l’affanno cresce e l’asma sale alle stelle con l’ansia, e tu non sai nemmeno dove buttarti perché dove ti giri sbagli o non vedi uscite di sorta o non hai la forza di imboccarle, queste tre parole vengono in soccorso, accolte come un’annunciazione di lieta novella. “Poi si pensa”, ti dici mentre fai bolle di sapone dalla finestra ed i cellulari squillano, i campanelli trillano, gli altri (che per Sartre, e non solo, sono l’Inferno) incalzano con le richieste o i capricci eterni del genere umano. “Poi si pensa”, sospiri quando guardi al futuro e ti vengono i brividi di horror vacui che partono dal presente ed originano dal passato. E “poi si pensa” hai dichiarato ieri quando ti è venuto in mente di scrivere questo post al telefono con un’amica discepola del poisipensismo. Poi, però, dopo che ci pensi, fai. Soltanto che fai molto dopo, o quando il dopo viene prima di quanto tu (non) hai pensato. Al trasloco poi si sarebbe pensato e si è agito, idem con questo post. Traditrice del poisipensismo? Affatto, perché se credi in esso fai solo quando costretto da causa di forza maggiore.
“Poi si pensa” non vuol dire “non si farà mai”, ma “agirò per questa cosa il più tardi possibile e solo quando sarà strettamente necessario, intanto non ci penso”.
Dilazione che tocca altissimi livelli, quasi una poesia di infinito rimandare.
E il rimandare mi è dolce in questo mare (di deliri).
2 commenti:
si, ma.
aspetta.
ora a che stai pensando?
a ciò cui avresti dovuto pensare giorni orsono e che ti ritrovi ad affrontare oggi?
mhmmm...
e ciò cui dovresti pensare realmente oggi lo pensarai l'ultimo giorno utile cui poterci pensare.....
No! Decisamente il poisipensismo non fa per me. Tanto ad una cosa oggi devi pensare, tanto vale pensarci subito, no?
meno ansia, meno asma.
Mi iscrivo d'ufficio - e di imperio - al club dei poisipensisti...la nuova casa? poi si pensa..sennò mi viene l'ulcera..altro che asma!
Fede
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