Mi ricollego alla cronaca che indigna e fa ribollire il sangue a molti, ma in realtà scuote il torpore di troppi. C’è, infatti, una condanna unanime per quanto accaduto domenica ai danni del giovane tifoso freddato da un colpo sparato a braccia tese. Dall’altra parte della pistola, un agente. E qui si levano le alte grida dell’italico popolo contro gli sbirri, le guardie serve del sistema. Ma questo sistema a chi serve? Già, perchè va a favore di qualcuno, se si tiene. E di chi? Sono più certa delle vittime, come in questo caso è evidente chi ci ha rimesso la vita. Lasciando alla magistratura il suo compito, vi dico contro chi, simbolicamente, mi metterei a braccia tese. Anzi, meglio. Ritenendomi io una vittima del sistema senza averci lasciato ancora la pelle e non sapendo identificare il nemico come fa oggi la rabbia popolare, vi confido quali sono le braccia tese che dovrebbero svegliare i furori di un’intera generazione, cui appartengo in pieno. Perché si uccide in vari modi. Così, per esempio, in tutti i settori e sotto gli occhi della collettività inerte, le braccia tese sono contro il merito, che rimane spiaccicato al suolo mentre sulle strade è tutto un danzare di incapaci. A braccia tese si fa fuoco anche contro la possibilità di programmare un qualsiasi proprio futuro, colpito nell’entusiasmo degli inizi attraverso la privazione di qualunque tipo di garanzia sul lavoro, elemosinato e malpagato tra i sorrisi di chi si è mangiato tutto negli anni grassi in cui si viveva al di sopra delle proprie possibilità e che sconteremo quando saremo al di sotto della soglia di sopravvivenza in vecchiaia. Braccia tese in atteggiamento ostile, dunque, anche nei confronti delle prospettive affettive, che quando nascono sotto un tetto è per merito di mamma e papà, i quali quando non saranno più getteranno una generazione nello sconforto materiale proprio di chi non potrà garantire ai propri figli (quando se li sarà potuti permettere) gli stessi agi. E hai voglia a dire che si cresce con l’amore, quando dopo laurea e master si guadagnano 1.000 euro al mese equivalenti ad un milione di lire e fuori tutto costa in euro! Braccia tese contro qualsiasi tipo di pensiero serio, ragionato o di spessore, ma anche braccia tese contro la fantasia, la creatività ed il divertimento a favore di una banalità imperante fatta di urgenze e bisogni last minute incapaci di scavare il malessere di un’epoca che ci ha viziato e reso deficienti, nel senso di carenti d’azione. Come si fa ad agire se non ci si scandalizza più di niente? Se si ritiene normale che le cose vadano come anormalmente vanno? Se è tutto al contrario?
Io sento tutte queste braccia tese che mi puntano, cari lettori, da molto tempo. Mettono a fuoco la mia persona e la crivellano con i bossoli della rassegnazione e dell’impotenza. Se tutto questo non mi abbatte è solo perché ho una grande dimensione progettuale, ma puramente individuale, mentre i problemi sul tappeto, i morti ammazzati, sono quelli della mia generazione, che non ha mai reagito a questi attacchi, che non ha mai opposto resistenza, che non si è mai nemmeno arrabbiata, al contrario delle tifoserie dopo l’omicidio. Eppure io li sento, gli spari, silenziosi e giornalieri, che ci privano di speranza. Oggi per qualcuno non c’è più niente da fare, e merita di riposare con il dolore dei familiari. Che gli indignati se la prendano, oltre che con chi ha la colpa di questo forzato sonno, anche con tutti coloro che mandano al macero la carta su cui ogni giovane scrive i propri sogni.
7 commenti:
maresca sei meglio della rossanda!
A braccia tese - nell'altra direzione però - dovremmo riunirci noi vittime! Spero che alla tua indignazione ed alla tua appassionata denuncia si aggiungano l'indignazione e le denuncie altrettanto appassionate di molti altri della nostra generazione, finora inerme ed inetta, ma che a parer mio ha dalla sua un potenziale tutto da esprimere ed in grado di cambiare la situzione!
“Le nostre vite finiscono quando taciamo di fronte alle cose davvero importanti.” (M. L. King)
uffa...no...lasciatemi dormire spiaccicata al suolo
Eppure se apri bene gli occhi senti con infinita chiarezza che tutto questo non è normale, che non va bene accettarlo abbassando la testa, lo sguardo, le mani, la mente.
Parte di quello che accade è la nostra responsabilità. Parte di quello che viviamo è nelle nostre mani. Cerchiamo di non abbassarle. Cerchiamo invece di unirle e tenerle strette. Sincere, pulite.
Il futuro è la nostra responsabilità. Torniamo a farne parte tutti!
LA RIVOLUZIONE
NON E' UN PRANZO DI GALA,
NON E' UNA FESTA LETTERARIA,
NON E' UN DISEGNO O UN RICAMO,
NON SI PUO' FARE CON TANTA ELEGANZA,
CON TANTA SERENITA' E DELICATEZZA,
CON TANTA GRAZIA E CORTESIA.
LA RIVOLUZIONE E' UN ATTO DI VIOLENZA.
MAO TZE TUNG
...E POI I PIU' FURBI DI QUELLI CHE LEGGONO I LIBRI SI SIEDONO INTORNO A UN TAVOLO E PARLANO, PARLANO, E MANGIANO; PARLANO E MANGIANO; E INTANTO CHE FINE HA FATTO LA POVERA GENTE?
TUTTI MORTI.
ECCO LA TUA RIVOLUZIONE.
PER FAVORE, NON PARLARMI PIU' DI RIVOLUZIONE.
JUAN
QUI
I commenti a questo post superano la mia immaginazione. Evidentemente ho toccato tasti dolenti, oltre che concetti importanti. Cosa aggiungere? Sulla rivoluzione sono perfettamente d'accordo con la tesi di Juan, amarissima (amaresca anche lui?). Alla fine, cambiati i fattori, si stabilizza un altro equilibrio ai danni di altri, perchè un sistema che accontenti tutti non esiste.
I cambiamenti sono necessari per preservare lo status quo, come dimostrano gli ultimi accadimenti politici. Questo lo aveva già capito quel genio letterario di Tomasi di Lampedusa.
Ciò deve stornare dalla volontà di cambiare?
Certo, cambiare cosa se poi tutto è uguale, rileverebbe qualcuno. Gli equilibri ed i rapporti di forza si cambiano, però. Lo hanno dimostrato le generazioni precedenti, che poi hanno fatto magari peggio dei loro padri e si sono cristallizzate in quello che attualmente sono: sfruttatrici di manovalanza tra le foto di Mao, loro ricordo di gioventù. Comunismo delle partite Iva in un mercato monopolizzato dai soliti privati che non premiano i più bravi, ma incentivano le clientele. L'unica rivoluzione possibile è quella sul piano creativo ed individuale. Il link di Volk ne è un esempio, cui se ne potrebbero aggiungere tanti provenienti dal mondo delle arti. L'immaginazione al potere ha fatto il suo tempo. Al potere mettiamoci il merito, colmando fosse normative e riformando le regole volutamente carenti. Se si pone fine all'apatia di tutto un mondo che ne sconta l'assenza, è già un piccolo rivolgimento dall'enorme portata.
K sveglia! Amaresca ha detto di alzarci..
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grazie per la risposta. Ci vediamo venerdì
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