“Vorrei una discoteca labirinto/bianca, senza luci colorate/grande un centinaio di chilometri/dalla quale non si possa uscire…” Questo il ritornello di una canzone dei Subsonica, “Disco labirinto”. Perché cito il gruppo torinese all’inizio di questo post? Un po’ per ricollegarmi idealmente a quello di ieri, un po’ perché mi ha fatto venire in mente cosa, o meglio chi, vorrei io per questo blog: un disco grafico.
Quando vivevamo insieme e coi nostri commenti inventavamo altre trasmissioni davanti alla televisione sempre accesa, forse non pensavamo che separandoci saremmo diventati delle star. De noantri, certo, come si dice a Roma, ma sempre delle star. Piccole star crescono(?), di sicuro invecchiano. Lui era grafico privo dei contatti musical-discografici procurati dall’innegabile talento, figlio di un’incontestabile follia. Per questo andavamo d’accordo. Io ero giornalista senza agganci editoriali seri, forse prossimi a venire (incrocio le dita di mani e piedi perché questo accada). Quando mi separai da lui e ragazza, dopo due anni di convivenza, all’inizio non fu facile. Mi mancavano parecchio. Ma poi riuscimmo a sdrammatizzare, venendone fuori: in fondo ci si vede ancora, gli amici sono ormai comuni, le vicende di ciascuno reciprocamente note. E proprio quando il grafico era ancora solo grafico e non ancora in ambiente disco, mi disse: “Io te l’ho sempre detto che ti devi aprire un blog, ora con il libro più che mai. Alla parte grafica stai tranquilla, ci penso io”. Correva l’anno 2005, non lontanissimo, ma nemmeno vicino. Intanto è diventato grafico dell’ambiente disco, e fa manifesti a tutto campo diffusi per Milano. Bravo, bravissimo.
Ma ‘sto blog quando me lo fai? Ho capito che è gratis, come la copertina del mio libro cui hai dato vita, ma potrei essere veicolo di pubblicità, a mia volta. E poi, caro disco grafico, sappi che quando mi si chiederà una tua biografia, la compilerò con molto piacere ed in tempi da record. Ho già tutto il materiale, ed una sfilza di aggettivi per definirti. Forse persino tutti buoni.
Per smentire i rarissimi appellativi negativi che potrebbero trapelare tra una pagina e l’altra delle tue frasi famose (una per tutte: “ci vorrebbero due muri: uno da Bologna in su e l’altro da Napoli in giù”) devi assolutamente iniziare a proporti di mettere mano a questo blog. Da notare, ho detto ‘iniziare a proporti’, non ti ho invitato subito all’azione. So che hai bisogno di tempo e soprattutto che devi entrare nella modalità del giusto umore, ma la vita è breve, e tu puoi stare così per tutta l’eternità, perché forse i musicisti ne hanno trovato il segreto e lo comunicano ai loro grafici. Gli editori sono più sfigati, e gli scrittori per un po’ di fama devono come minimo morire. Ma il blog è affare per vivi, ed i post post mortem sono realizzabili solo come gioco di parole.
Per cui, o disco grafico/grafico disco, vedi un po’ te cosa puoi fare o iniziare a pensare. Dammi un po’ di corda ogni tanto, come davanti alla televisione quando convivevamo. Avevi ragione, mi dovevo aprire il blog. L’ho fatto e sta anche venendo su discretamente, almeno per i contenuti. La buona parola ce la metto io, ma l’abito è affar tuo. Altrimenti è come andare ad una festa con i migliori contenuti, ma col vestito sbagliato.
Cosa guardano gli altri, appena entri? Come diresti tu: “Hai perso”. Anzi, “you pers”.
Quando vivevamo insieme e coi nostri commenti inventavamo altre trasmissioni davanti alla televisione sempre accesa, forse non pensavamo che separandoci saremmo diventati delle star. De noantri, certo, come si dice a Roma, ma sempre delle star. Piccole star crescono(?), di sicuro invecchiano. Lui era grafico privo dei contatti musical-discografici procurati dall’innegabile talento, figlio di un’incontestabile follia. Per questo andavamo d’accordo. Io ero giornalista senza agganci editoriali seri, forse prossimi a venire (incrocio le dita di mani e piedi perché questo accada). Quando mi separai da lui e ragazza, dopo due anni di convivenza, all’inizio non fu facile. Mi mancavano parecchio. Ma poi riuscimmo a sdrammatizzare, venendone fuori: in fondo ci si vede ancora, gli amici sono ormai comuni, le vicende di ciascuno reciprocamente note. E proprio quando il grafico era ancora solo grafico e non ancora in ambiente disco, mi disse: “Io te l’ho sempre detto che ti devi aprire un blog, ora con il libro più che mai. Alla parte grafica stai tranquilla, ci penso io”. Correva l’anno 2005, non lontanissimo, ma nemmeno vicino. Intanto è diventato grafico dell’ambiente disco, e fa manifesti a tutto campo diffusi per Milano. Bravo, bravissimo.
Ma ‘sto blog quando me lo fai? Ho capito che è gratis, come la copertina del mio libro cui hai dato vita, ma potrei essere veicolo di pubblicità, a mia volta. E poi, caro disco grafico, sappi che quando mi si chiederà una tua biografia, la compilerò con molto piacere ed in tempi da record. Ho già tutto il materiale, ed una sfilza di aggettivi per definirti. Forse persino tutti buoni.
Per smentire i rarissimi appellativi negativi che potrebbero trapelare tra una pagina e l’altra delle tue frasi famose (una per tutte: “ci vorrebbero due muri: uno da Bologna in su e l’altro da Napoli in giù”) devi assolutamente iniziare a proporti di mettere mano a questo blog. Da notare, ho detto ‘iniziare a proporti’, non ti ho invitato subito all’azione. So che hai bisogno di tempo e soprattutto che devi entrare nella modalità del giusto umore, ma la vita è breve, e tu puoi stare così per tutta l’eternità, perché forse i musicisti ne hanno trovato il segreto e lo comunicano ai loro grafici. Gli editori sono più sfigati, e gli scrittori per un po’ di fama devono come minimo morire. Ma il blog è affare per vivi, ed i post post mortem sono realizzabili solo come gioco di parole.
Per cui, o disco grafico/grafico disco, vedi un po’ te cosa puoi fare o iniziare a pensare. Dammi un po’ di corda ogni tanto, come davanti alla televisione quando convivevamo. Avevi ragione, mi dovevo aprire il blog. L’ho fatto e sta anche venendo su discretamente, almeno per i contenuti. La buona parola ce la metto io, ma l’abito è affar tuo. Altrimenti è come andare ad una festa con i migliori contenuti, ma col vestito sbagliato.
Cosa guardano gli altri, appena entri? Come diresti tu: “Hai perso”. Anzi, “you pers”.
4 commenti:
Adesso anche l'appello sul blog. No dico, se non basta questo faresti meglio a licenziarlo... se solo lo avessi ingaggiato! :-)
Baci.
aaaah, indolenti questi romani! ;-)
ma perchè....il blog non va già bene così???
Rispondo a tutti e tre.
A Mirko: ingaggiare non serve (e non è più di moda), però a volte mi pento di non registrare quanto la gente dicono.
A Rodianella: indolenti ma mai avvilenti ;-)!
A Jana: sarebbe andato bene così se non avessi avuto la prospettiva al meglio da parte del disco grafico. Devo arrendermi? Forse sì...Ma io mi arrendo? Forse no...
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