lunedì 12 febbraio 2007

Amado mio

Il post che segue è estratto da un file scritto anni fa, nella grafomania emotiva dei pieni anni col 2. Peccato che man mano si avvicinano quelli preceduti dal 3 io propenda sempre più per le gag verbali, assolutamente improduttive dal punto di vista estetico e volutamente dannose per la costruzione di rapporti interpersonali. Ma tant'è. Uno spaccato scritto nel Sudest italico d'inizio millenno, in una giornata scura nei luminosi colori di un agosto listato a lutto.
La morte di Jorge Amado mi ha colto spiacevolmente impreparata. Avevo infatti letto, poche settimane innanzi, un trafiletto che dava notizia delle sue pessime condizioni di salute nonché della sua tetra depressione, sopraggiunta a rosicchiargli i quasi 89 anni. Amado depresso, Amado ammalato e, era chiaro, prossimo a morire. Era dunque possibile che il cantore di mille samba del corpo e dell'anima, la penna squisita come i suoi personaggi femminili e forte al pari della cachaça e delle innumerevoli pagine dedicate ad una preziosa descrizione del suo povero Brasile potesse non esser più ed andare incontro alla fine che spetta a tutti i mortali? Saudade per un’inverosimile ingiustizia s’impossessa di me. Stesso sconforto della morte di Montanelli: vuoto d'intelligenza e di genio, nostalgia di autentica umanità.
Non ho letto tutti i libri di Amado, ma ho trascorso quest'inverno 2001 tra i dolori, le perdite ed il sorriso dal dente d'oro di Teresa Batista, e la sua presenza è una di quelle che continuano a vivere oltre le pagine, riscaldando un'esistenza intera nei momenti più bui col sole di Bahia. Come faceva il suo creatore a non servirsene in piena depressione? Dannato stato in cui tutto è privo di senso; anche per chi, come Amado, l'aveva concretizzata, quell'immagine smagliante di vita e di disperazione, di resa e di formidabile tenacia, dando a Teresa il suo sangue, e non semplicemente nutrendosene come noialtri suoi lettori. E creandola, ci ha per l'ennesima volta stregati ed incantati al ritmo dei riti mitologici afro-brasiliani, risollevandoci da terra con le ali della vera arte.
Prima di lui mi ero imbattuta nell'immenso Márquez, che con il suo 'Cent'anni di solitudine' ha siglato superbamente una saga familiare, personale, una consapevolezza esistenziale di un periodo destinato a protrarsi ad infinitum, “...Perché le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra”. Come le creature di Amado, dibattute tra desiderio di pienezza e tensione verso l'attimo che può permettere loro un riscatto, istruite e fortificate dalla miseria che le costringe a mettersi in gioco, totalmente, senza quei trucchi che si può permettere chi ha la pancia piena. E' la voce delle cloache, il sagace motteggio dei bordelli, l'insuperata saggezza del popolino con le sue superstizioni ed i suoi culti quello che fa ammutolire il lettore deliziato e sconvolto dall'esistenza di un simile mondo, che poi è stato il mondo di Amado, la sua Bahia plasmata a simbolo e ricaduta nuova dalle sue mani, in una magica ed ineguagliabile osmosi. Oggi lo piange il mondo, ma dalle conche d'oro del Mediterraneo forse si leva qualche gemito in più per affinità segrete e sotterranee, come le correnti che lambiscono i simili stati d'animo ed i nostri luoghi a fior d'acqua. Anelito e brivido al cospetto di Bahia, e morte scaricata in mare mentre il sole avverte che la vita, nonostante tutto, continua, come Teresa Batista e Dona Flor nonostante la fine del loro aedo. Questo è il mio Amado. Addio Maestro, e gran mercé.

3 commenti:

Opera ha detto...

Bellissima recensione/inno... Ma quando ci delizierai con qualche aneddoto quotidiano come solo la tua penna (o meglio il ticchettio molesto delle tue piccole dita sulla tastiera del portatile) sa fare? In attesa di un racconto stile Amaresca, tra il serio e il faceto, ti mando un bacio.

Amaresca ha detto...

Presto, Stefano, molto presto. E' che ultimamente quando mi siedo per scrivere i post di questo blog mi prende un'aria da Maresca, più che da Amaresca. Vedrò di virare immediatamente sul tono della mia prima fatica letteraria. In fondo sono anche quello. Come pure questo. In tutto ciò, sto smarrendo Valentina. Che è andata, e non da ora.

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e