lunedì 22 gennaio 2007

Piccoli congiuntivi piangono

Amaresca nasce per promuovere un libro, il mio. Il primo, se proprio vogliamo essere precisi, ma potrebbe essere anche l'ultimo, se ci rifacciamo alla sfera temporale ed ai casi della vita. L'impiego delle parole, come quello delle immagini e delle salse, può essere davvero infinito. Però il libro c'è, è nato ed io lo spingo. Non tanto perché sia mio, e ciò spiegherebbe già tutto, quanto perché penso abbia un discreto coefficiente letterario. Guardo già le espressioni simili alle mie quando leggo tali 'menate', faccio spallucce e proseguo, contando sugli ammiratori fiduciosi e sui diffidenti curiosi (per la cronaca, faccio parte della seconda categoria, tranne in questo caso, mi pare ovvio). "Va bene, il titolo?", chiederanno i più irrequieti, stremati dallo scalcagnato effetto suspense di questo post. "Grado zero", è la risposta, "Un racconto al mese" è il sottotitolo che la completa. Sissignori, un libro di dodici racconti per gli altrettanti mesi dell'anno, ce ne fosse bisogno che di libri non ce ne sono proprio in giro, basta entrare in una Feltrinelli e le pile di testi ti guardano minacciose, pronte a piombarti addosso al primo movimento tellurico. Il mio non è tra queste colonne cartacee, e tale dato, lungi dal provocarmi quella classica e snobistica soddisfazione di non essere tra i tanti, m'indisponde così grandemente che per protesta smetterei di usare il congiuntivo. Ma siccome il mondo contemporaneo se ne frega del congiuntivo, e del mio nella fattispecie, mi aggiro inquieta nei templi dei grandi editori. D'accordo, le edizioni "Il Filo" non sono poi questa miseria, danno spazio con apposite collane ad autori esordienti, hanno come distributore nazionale un nome noto come Mursia, "Grado zero" compie oggi un mese dalla sua pubblicazione, ma porca miseria, vedere tanti libri dappertutto e da nessuna parte il mio mi fa rosicare, come dicono nella Capitale che mi ospita da cinque anni. Gli amici insistono, danno acconti, tornano, fremono. Bisogna pagare lo scotto di essere piccoli. Chissà, magari se convoglio un gran numero dei fiduciosi di cui sopra e dei diffidenti (ora più benevoli?) che sono arrivati a questo punto della lettura presso il maggior numero di librerie, nome e libro, bestemmiati più del solito all'interno di esse ("Ma chi è?" "Ancora non ci risulta", "Dobbiamo aggiornare gli archivi", "Ma come, vi ho lasciato pure l'acconto!" "L'amica mia ha pubblicato, ho visto il libro, è uscito!" "A Valentì, faje dà 'na mossa!") gireranno con più facilità. Parafrasando Martin Luther King, I have a dream: "Scusi, il libro di Valentina Maresca, 'Grado zero', edizioni 'Il Filo'"; "Ecco a lei, 14 euro, grazie","A lei, arrivederci". Così facile, così complesso come solo la semplicità sa essere. Mi beo in questo pensiero e continuo ad usare il congiuntivo, presente anche nel libro insieme a qualche trapassato e condizionale. Morirò consunta dalla consecutio? Anteponendo l'ottimismo al fastidio, scrivo post e non ci penso...fino alla prossima telefonata dei sacrosanti e provati amici ("Li spari tu o io? Voglio il librooo!")

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