giovedì 28 maggio 2009
Il giorno dopo
Bene, questo mese è successo di tutto. Al solito, non sembra un granché, se lo vado a riferire per filo e per segno. Movimenti impercettibili o meno, ma che portano a grandi sussulti, come sanno certi abruzzesi in tenda. Non tutti i terremoti sono così violenti, ma quasi nessuno può evitare di lasciare dei segni. Tuttavia, non voglio parlare di questo, perché non posso e potrei anche non sapere cosa dico esattamente. Perciò scrivo del solito argomento, consapevole che mi verrà chiesto di farlo tra un mese ed anticipando qualsiasi sollecito in merito. Furbescamente, con questo post, mi porto avanti con il lavoro e chiudo il ciclo della preparazione di tal benedetto matrimonio che mi vede impegnata come testimone. Testimone a 360 gradi, cosa pensate? Impegnata a cercare la giarrettiera blu per la sposa, ad organizzarle la festa di addio al nubilato contattando locale ed amiche, nonché a tenere viva con il blog questa constatazione, valida solo per oggi ma importante: tra un mese preciso saremo già al giorno dopo. The day after, signori, quello in cui i sì sono stati detti e le firme sono state messe. Quello in cui si commenterà l'andamento del matrimonio con presenti ed assenti. Ma chi legge questo blog non ha bisogno di aspettare tanto, perché sono in grado di anticipare le cronache. O di immaginarle. Siamo scesi già da qualche giorno ad Ostuni, e tutto ci sembra irreale. Che uno di noi stia per sposarsi, che un tempo della vita sia arrivato con un'epoca alle spalle che ancora ci saluta col suo 2. Rimaniamo i soliti, comunque, tanto che il giorno del matrimonio, dopo esserci alzati tutti realizzando che dalla foto del terzo liceo sono passati davvero tanti anni, facciamo finta di niente e copriamo l'angoscia del tempo che passa ridendo e sdrammatizzando, in particolare con la sposa che ondeggia tra il divertito e l'agitato. Ci prepariamo, andiamo a casa sua e parliamo, parliamo, parliamo, accompagnando con commenti più o meno stupidi, ma più più, quella scena. Io vado ancora avanti, al mio solito, ed inizio ad immaginare i figli di Floriana quando torneranno da Roma e vedranno la casa della nonna, dove Floriana è cresciuta ed abbiamo studiato con Charlie che vivace ci scodinzolava tra le gambe. Quel cane aveva degli occhi umani, difettava solo della parola. Ora non c'è più, abbiamo registrato il suo progressivo spegnersi. Negli ultimi tempi ci guardava dal divano senza nemmeno muoversi, come per dire: "Non ce la faccio più". Quindi, al solito, il mio andare avanti è anche tornare indietro. Tutto questo prepara quello che segue, nulla è casuale. Intanto c'è un altro abbaiare, quello di Maggie, che sicuramente farà la pazza in tutto questo trambusto e forse verrà spedita da qualche altra parte. Di sicuro non prenderà parte alla cerimonia religiosa, comunque. Quando Floriana scenderà da casa sua con il vestito da sposa mi verrà un colpo, e pure a lei. Ci diremo: "Ma cche davero davero?", oppure "Ma sèria stè succede?" (Per i non ostunesi: "Sta succedendo seriamente?"). In ogni caso, escludo quasi categoricamente il ricorso alla lingua italiana, fa parte del processo di sdrammatizzazione. Si è detto che Maggie non ci sarà, ma in chiesa Floriana potrà contare comunque sobba a nu cagnelicchie (su un cagnetto, per i non ostunesi), come Gilda stessa si è autodefinita quando ha saputo che era stata designata da Floriana per sistemarle il vestito durante la cerimonia. "Sulla testimone non posso contare perché Valentina sappiamo com'è, è capace di strapparmelo proprio, il vestito, e mamma...beh, mamma vomiterà, come fa sempre in circostanze del genere". E quindi m'immagino Gilda a cagnelicchie (a mo' di cagnetto, per i non ostunesi...però studiate, eh, 'ste traduzioni appesantiscono il testo!) sotto al vestito di Floriana e Mimma, la madre, appunto, con una busta di plastica infilata nella borsa delle occasioni importanti a vomitare con una certa insistenza mentre io oscillo tra la voglia di ridere a crepapelle e le constatazioni di cui sopra: chi c'è e chi non c'è più, il tempo passato, gli anni che non tornano indietro e bla bla bla. Non potrò nemmeno fare troppe smorfie perché dovrò stare attenta agli scatti che in qualità di testimone mi toccheranno di sicuro e dovrò stare attenta ai miei sorrisi, affinché vedendomi in tutte queste situazioni non assumano la solita piega ironica salvavita ma che tanto stonerebbe con il momento. E poi, alla firma, mano ferma (una parola!) e quando tutto questo calderone mi ribollirà dentro forse qualche lacrima, sicura se si commuove pure la sposa. "Ehi, devi piangere? Non piangere, sai?", mi dice Floriana forse parlando anche a se stessa. "Da te dipende", rispondo io parlando a me stessa ed a lei. "Madò, tu piangerai, lo so!", ribatte la sposa alla mia ed alla sua persona. Certo, i precedenti di commozione ci sono, ma recenti. Quando mi ha comunicato che si sposava, per esempio. Non ero mica così, da ventenne! Epperò quando hai vent'anni non c'è la compagna di classe che ti dice che si sposa e tu realizzi che sono passati più di 15 anni da quando vi conoscete! E poi gli auguri, ed Alessandro che chiederà come sta mostrando vestito e scarpe o si prenderà i complimenti prima ancora di fare la sfilata, perché tutti sanno quanto ci tiene, mentre gli sposi sono ormai fuori dalla chiesa, Gilda è tornata in posizione verticale e Mimma ha finito finalmente di vomitare. Prima di dirigerci a cena, una foto tutti insieme davanti alla chiesa. Quello scatto che si fa vedere a figli e nipoti. Diventiamo un pezzo di storia per qualcuno, nel futuro. Forse per questo ad un altro matrimonio di amici comuni, dimenticando freudianamente quest'usanza, dopo gli auguri andammo in un bar a fare aperitivo, gesto senza conseguenze, uguale a tanti altri, non impegnativo, futile ed effimero. Come si addice a quei ventenni che non siamo più. Al ritorno in macchina guardammo a bocca spalancata la formazione collettiva davanti alla macchina fotografica. Un flash contemporaneo, per la nostra espressione e per quella foto da cui ci eravamo autoesclusi e che stavamo lì a guardare mentre prendeva vita. Così abbiamo un'altra foto, di quella giornata. Una foto nella foto di noi che guardavamo scattare la foto. Metafoto, insomma. Abbiamo visto la storia, per un momento. In questo caso, l'ho anticipata. Qualcuno direbbe che il bello è viverla. Io mi accontento di raccontarla. Se poi sono chiamata a viverla, e come, questa è tutta un'altra storia. E che storia! Questa volta la foto con la sposa non ce la toglie nessuno. Con il numero 3 davanti agli anni bisogna avere il coraggio di prendere parte alla storia di qualcuno. La vita non può essere un eterno aperitivo, tranne se si abita a Milano. Non è il mio caso, però. Per fortuna sono del Sud, dove ancora si cena. E bene.
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2 commenti:
Testimons, la sposa piange già.
E cominciamo sì..marè pietà...con l'età siamo tutti un po'tendenzialmente piagnoni..scorreranno fiumi secondo me :-(
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